Ci sono persone che, in seguito a degli incidenti molto gravi, si sono trovati ad affrontare l'esperienza della così detta premorte detta anche NDE (near death experience). In qualsiasi latitudine essi abbiano vissuto, di qualunque razza siano, a qualunque età appartengano, che siano credenti o meno, questa gente è accomunata dalle medesime sensazioni. Molto nota è la classica visione del tunnel che, di solito, viene sperimentata dopo la sensazione di abbandonare il corpo fisico. Gli scienziati lo attribuiscono ad un naturale meccanismo neuropatologico. Altrettanto classica è la sensazione di estremo benessere, qualcosa di talmente piacevole da spingere le persone che hanno fatto questa esperienza a scegliere di abbandonare la vita; di solito dicono di essere "tornate indietro" per amore dei loro cari. Quello che però maggiormente mi colpisce è la descrizione che questa gente esprime della percezione spazio-temporale. Tutti hanno affermato che in quella dimensione il tempo è come "compresso" e molto diverso da come siamo abituati a percepirlo noi, così come i confini imposti dallo spazio che, una volta "liberati" dal corpo diventano impercettibili; basterebbe pensare ad un posto per raggiungerlo. Riusciamo però davvero a concepire con la ragione i concetti di "eternità"e di "infinito"? Siamo troppo abituati a basare le nostre considerazioni sulle percezioni corporee per coglierne davvero il significato. Interessante è inoltre verificare che tutte le persone che hanno vissuto una tale esperienza si convincono che quello che maggiormente conta nella vita sono l'amore e la conoscenza che, pare, sia possibile portare con sé nell'aldilà. Non posso dire con certezza che queste testimonianze corrispondano alla verità ma di una cosa sono sicuro: vivere per amore, con amore e tentare di conoscere quanto più ci è possibile durante questa nostra permanenza terrena è senza alcun dubbio un bel modo di esistere.
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