EREDITA': IL PADRE ED I FIGLI
I genitori, a volte, se hanno figli che non fanno sperare più niente di buono, li lasciano vivere a loro talento; mentre correggono coloro sui quali ripongono speranze. Abbandonano gli incorreggibili perché non c'è più niente da fare. Ma lasciandoli fare ciò che vogliono, li escludono dall'eredità. Quanto invece al figlio con il quale si mostrano esigenti, a lui tengono in serbo l'eredità. Che non sia questo figlio così sciocco da dire: "mio padre ha delle preferenze per mio fratello, gli lascia fare ciò che vuole; con me, invece, appena trasgredisco un suo ordine, eccomi pronta la verga …". (Sant'Agostino sul Salmo 93,17)
Alla luce di quanto letto viene spontaneo pensare che l'umanità intera è figlia di un unico Padre e, in quanto tale, soggetta a continui insegnamenti che si esplicano in modi a volte difficili da comprendere. Potrebbe essere che anche noi, durante questa vita piena di tribolazioni, veniamo "istruiti" attraverso dolori e delusioni, che non dobbiamo vivere come un castigo ma, al contrario, come delle indispensabili correzioni di cui abbiamo bisogno per poter continuare nel nostro cammino di crescita interiore e quindi verso l'eredità che ci è stata promessa. Dico questo perché ho imparato che, dal momento in cui veniamo al mondo, completamente privi di nozioni, non saremmo in grado di comprendere il senso profondo di questa vita se non avessimo la possibilità di toccare con mano situazioni che colpiscono nel profondo l'animo umano.
Evidentemente quando ci capitano cose che siamo soliti giudicare in modo negativo i fatti potrebbero non essere come appaiono; in quei momenti abbiamo la possibilità di conoscere meglio noi stessi e di conseguenza gli altri, cosa che non accadrebbe in uno stato di quiete emotiva. Naturalmente non è mai bello soffrire, ce ne accorgiamo soprattutto quando siamo direttamente coinvolti, ma di certo una diversa consapevolezza seppur non aprendo una nuova porta ci permette almeno di vederla.
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