L'adolescenza è il momento più delicato del percorso umano. E' in quegli anni che si formano le coscienze e le attitudini di ogni individuo perché è in quel preciso istante della vita che si inizia ad avere la consapevolezza di se stessi. Si comincia ad avere un'identità ben definita, distaccata dai propri genitori e si instaura con loro un tipo di rapporto che, nella maggior parte dei casi, ci porteremo dietro tutta la vita. Non sempre la famiglia è in grado di capire davvero le esigenze emotive dei figli e capita che gli adulti non riescano a ricoprire nel migliore dei modi il loro ruolo naturale. E' difficile essere dei buoni genitori se prima non si raggiunge un rapporto sereno con i propri. Credo che molti di noi, pensando all'educazione ricevuta, possano intravedere delle pecche che, in alcuni casi più marcatamente che in altri, hanno creato delle insicurezze o delle paure; la "colpa" dei nostri difetti, che attribuiamo alle mancanze dei nostri genitori, spesso si trasforma in una giustificazione per l'astio che proviamo per loro se non addirittura per un totale distacco o disinteressamento nei loro confronti. Non accettare pienamente nel nostro cuore le persone che ci hanno cresciuto significa, in ogni caso, tradire se stessi, privandosi di una parte fondamentale della propria vita. La mancanza di dimostrazioni di affetto, l'assenza dovuta al lavoro, il continuo sottovalutarci o metterci i bastoni fra le ruote, l'eccessiva severità o la totale assenza di regole di certo, non sono atteggiamenti voluti per ferirci; un padre ed una madre, prima di tutto, sono un uomo ed una donna, con le loro battaglie, i loro dolori, i loro limiti e con i loro traumi sulle spalle. In fondo hanno fatto quello che hanno potuto, quello che ritenevano giusto.
Dovremmo imparare a non pensare più a quello che non sono stati in grado di darci per offrire loro l'amore e l'attenzione con cui avremmo voluto essere trattati noi, mostrandogli con i fatti cosa ci è mancato. E' l'unico modo per riuscire a colmare nell'età adulta quello di cui siamo stati privati in precedenza. Abbandonando il risentimento che nutriamo nei loro confronti, non stiamo negando l'influenza sfavorevole che hanno avuto su di noi, ma stiamo impendendo che al rancore si aggiunge altro rancore, in una spirale senza fine che ci vedrebbe in ogni caso sconfitti ed amareggiati.
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