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Ci sono situazioni in cui mi meraviglio di quanto l'uomo sia bravo a complicarsi la vita con il pensiero rivolto al futuro; possiamo avere una vita praticamente perfetta, con un lavoro, una famiglia e tutto quel serve ed essere comunque capaci di perdere la tranquillità per preoccupazioni davvero sciocche. Noto sempre più spesso una malsana tendenza a drammatizzare ogni piccolo fastidio che, con un momento di pensiero lucido, sarebbe risolvibile senza nessuna difficoltà. E allora diventano dei drammi le bocciature dei figli o le mancate ferie, qualche linea di febbre o la sconfitta della squadra di calcio. C'è poi chi perde il sonno pensando al futuro, a quando e a come le cose andranno in un certo modo, senza tener conto che "del futuro non v'è certezza".
A volte, quando parlo con certe persone, mi verrebbe voglia di scappare per non perdere tempo ad ascoltare preoccupazioni e lamentele inutili, fondate su semplici ipotesi. Il problema è che, per quelle persone, sono preoccupazioni serissime, cose per le quali stare davvero male e se fai l'errore di tentare di sdrammatizzare facendogli notare che non sono veri problemi e che tutto potrebbe andare diversamente rendendo le loro preoccupazioni del tutto superflue, spesso leggi nei loro volti delusione o senso di incomprensione.
Se solo si potesse essere più obiettivi si imparerebbe a vivere con maggiore leggerezza; leggerezza intesa non come menefreghismo o irresponsabilità, ma come capacità di vivere al di sopra di certi pensieri. Perché il vero problema sono i nostri pensieri che spesso creano preoccupazioni molto più spaventose della realtà.
Viviamo allora con gioia, assaporando, volta per volta, la dolcezza dei momenti buoni e l'amarezza di quelli difficili; tutto passa, e nulla si ripete allo stesso modo. Non offuschiamoci lo spirito con preoccupazioni per il futuro, perché non possiamo sapere se il futuro sarà davvero come lo abbiamo immaginato noi.
" Non affannatevi dunque per il domani, perché il domani avrà già le sue inquietudini. A ciascun giorno basta la sua pena". ( Matteo 6- 34 )
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