Ogni giorno, solo in Italia, circa 3000 animali vengono usati per la "sperimentazione animale" che, sebbene non preveda sempre la dissezione dal vivo, è molto invasiva e viene chiamata adeguatamente "vivisezione". Nessuno degli animali usati per la vivisezione sopravvivrà; quelli che non saranno uccisi dai test verranno soppressi al termine della sperimentazione.
La vivisezione viene largamente usata per la produzione di farmaci, per la sperimentazione dei vaccini, per gli studi di genetica, per la didattica, per i test di tossicità, per la ricerca sul cancro e sull'aids e molto altro ancora. Eppure ogni specie differisce dall'altra; le malattie e le reazioni indotte sugli animali con la vivisezione sono diverse da quelle che si manifestano in natura e sull'uomo. Per questa ragione ogni test, per essere attendibile, dovrebbe essere ripetuto sull'uomo ma, per ovvie ragioni, con forme e tempi diversi. L'amianto, il benzene ed il metanolo si rivelarono, nei test effettuati sui ratti, delle sostanze del tutto innocue salvo poi scoprire che invece per l'uomo sono altamente tossiche, causa anche di cancro e cecità.
Sono sempre più numerosi gli scienziati contrari alla vivisezione non soltanto per questioni etiche ma per valide ragioni scientifiche; basta pensare che il 90% dei farmaci testati sugli animali non supera i test clinici sull'uomo.
Oggi, fortunatamente, esistono molti metodi di ricerca alternativa più efficaci della vivisezione , in grado di fornire dati attendibili su ciò che accade nel corpo umano: i modelli matematici, gli studi clinici, i test sulle cellule ed i tessuti coltivati in vitro. Dal 1993, inoltre, esiste una legge, la 413, che tutela chi è contrario alla sperimentazione; studenti, ricercatori, medici e personale sanitario hanno il diritto di usufruire dei metodi sostitutivi per svolgere il loro lavoro o perseguire la laurea.
Ogni volta che donate dei soldi per la ricerca ricordate che quasi tutte le associazioni finanziano la vivisezione, sprecando menti e denaro per dati inutilizzabili.
Come si può valutare il potere cancerogeno di un prodotto su un ratto che vive 20/30 mesi se tra la displasia di una cellula umana ed un eventuale tumore trascorrono anche 10 anni?