Siamo proprietari di case, macchine, computer.
Abbiamo un lavoro, degli affetti, una Patria.
Possediamo molte cose che riteniamo intoccabili, di nostra proprietà e solo nostre.
Eppure questo sentimento di proprietà, questa necessità di avere in modo esclusivo, rende la nostra esistenza difficile, a volte addirittura infelice.
Prendiamo in considerazione i beni materiali; spesso siamo così impegnati a difendere le nostre proprietà da superare di gran lunga con la paura di perderli la gioia di poterne usufruire. Antifurti in casa, bei gioielli chiusi in cassaforte, timore di spendere quel che si guadagna, sfiducia nei rapporti sociali che potrebbero mirare alle nostre proprietà.
Pensiamo al lavoro; l'attaccamento al senso di sicurezza che dona un posto fisso o allo status sociale che ci garantisce, spesso ci impedisce di fare quello che veramente vorremmo e lo stress ci divora lentamente dentro.
Ancora peggio è il senso di possesso in amore e negli affetti in generale: produce gelosie morbose, ossessioni ed insicurezze, trasformando la vita sentimentale in un inferno per se stessi e per gli altri.
Non meno importante è l'eccessivo senso di proprietà nei confronti della Patria, vista come territorio ben definito di appartenenza culturale da difendere dall'invasione dei nuovi conquistatori; la cronaca recente mostra come questo attaccamento morboso scateni ostilità, razzismo e violenza quando invece il mondo è di tutti e gli Stati dovranno necessariamente tenere conto di questa nuova mobilità che mescola le razze e rende le divisioni culturali sempre più labili.
La vera libertà, il vero benessere, non albergherà mai nel nostro cuore fino a che non saremo in grado di godere di ogni cosa senza, però, sentirci proprietari di essa; perfino la vita terrena, che pensiamo ci appartenga in modo esclusivo, può esserci tolta in un breve istante.