27/11/2011
SENZA SPERANZA
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Perchè dover apprendere con l'esperienza quello che si potrebbe evitare con l'intelligenza?

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Se c'è una categoria di persone che mi rattrista è quella che io definisco "i senza speranza". I senza speranza hanno provato delle brutte esperienze oppure, al contrario, sono persone che non hanno mai avuto vere sfide da affrontare; tutto le lascia apatiche e sono convinte che nulla nella loro vita andrà mai diversamente perché né loro né quello che li circonda potrà mai cambiare, soprattutto in meglio. Sembra che non ci sia nulla che gli piaccia davvero, tutto gli scivola addosso senza provocare, in apparenza, una loro minima reazione e, soprattutto, ci tengono a sottolineare che sono realiste e quello che pensano è basato su dati di fatto indiscutibili.

Con il tempo ho capito che, in realtà, i senza speranza vivono delle emozioni molto intense che non riescono a controllare e si sforzano affinché nessuno se ne accorga, più per paura che per pudore. I senza speranza preferiscono non  sognare niente per la paura di restare delusi da una loro possibile sconfitta e non fidarsi di nessuno per non essere feriti. Fondamentalmente, insomma, la mancanza di speranza è la materializzazione di grandi paure; i senza speranza in fondo vorrebbero averne di speranza, vorrebbero che le cose cambiassero ma, piuttosto che accettare il fatto che questo sia possibile e che si sbagliano, preferiscono pensare che sono gli altri, gli illusi, a sbagliare nell'avere speranza. L'estremo cinismo, insieme all'ipotensione ed alla tendenza alla depressione sono delle manifestazioni di questa grave carenza emotiva.

Che ci piaccia o no l'essere umano è programmato per amare, sognare e sperare; andare contro queste naturali necessità emotive crea degli squilibri che ci tormentano e non ci permettono di essere sereni. E' meglio essere delusi cento volte e mantenere vivi i nostri sogni che vivere asetticamente per preservarci da qualunque dolore soprattutto perché, se si vive senza speranza, si soffre ogni attimo di ogni giorno. Noi siamo il frutto dei nostri pensieri e se quello che siamo non ci fa stare bene dobbiamo cambiare il nostro modo di pensare, avendo il coraggio di mettere in discussione le nostre convinzioni più radicate. Alimentate, dunque, ogni giorno la vostra speranza, anche se vi sembra davvero difficile da realizzare, anche se vi sentite degli sciocchi nel farlo; nulla infatti è più sciocco dell'arrendersi all'infelicità senza aver neppure provato a cambiare.

Senza speranza
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