Una volta, due monaci, Tanzan e Ekido, stavano attraversando un torrente quando scorsero una bella ragazza in kimono e sciarpa di seta che cercava, senza riuscirci, di fare altrettanto. Tanzan, senza pensarci, la prese in braccio e la portò dall'altra parte. Ekido non disse nulla finchè quella sera non ebbero raggiunto un tempio dove passare la notte. Allora non potè più trattenersi.
Noi monaci non avviciniamo le donne - disse a Tanzan - e meno che meno quelle giovani e carine. E' pericoloso. Perché l'hai fatto?- Lo rimproverò.
Io quella ragazza l'ho lasciata laggiù sulla riva - disse Tanzan. - Tu invece la stai ancora portando con te -.
Impara ad affrontare le tentazioni ed i desideri, non reprimerli e vai incontro ad essi con apertura e spirito compassionevole, solo così potrai affrontarli.
(Anonimo)
Questa simpatica storia "simbolizza" una caratteristica tipica di noi essere umani; siamo fulminei, a volte, nel giudicare il nostro prossimo e perentori nel condannarlo. Lo facciamo basandoci sull'aspetto, sulla condizione economica, sulle persone che frequenta, giudicando un atteggiamento , un'azione ed in molti altri modi che ora non stò qui ad elencare. La cosa sorprendente è che ogni volta che giudichiamo, e questo vale per tutti, lo facciamo avendo noi stessi i medesimi difetti se non, addirittura, avendone di peggiori. E' sufficiente un breve esame di coscienza per rendersene conto. Tuttavia, questo consolidato modo di fare non è senza conseguenze per chi lo mette in pratica; cambia il modo in cui i presenti percepiscono il soggetto che "giudica" e lui stesso perde forza a livello interiore, che ne sia cosciente o no.
Detto questo, le parole che seguono tendono ad avvalorare quanto sopra e ad incentivare un sano cambiamento:
Ci insegnano ad attribuire la colpa al padre, alle sorelle, ai fratelli, alla scuola, ai maestri, ma non a noi stessi. Non è mai colpa nostra. Invece, è sempre colpa nostra, perché se desideriamo cambiare è da noi che dobbiamo cominciare.
(Katharine Hepburn)