FUNGHI COMMESTIBILI
La manina fungo ( Ramaria flava )
La manina ( o ditola gialla ) è un fungo dall'aspetto curioso e allo stesso tempo appariscente, a causa della sua struttura "ramificata" e coralliforme. I suoi rami, divisi in molte parti a loro volta ramificate, sono molto fragili, di color giallo chiaro e terminamo nella parte alta con due o tre punte.
La sua carne è bianca, un po' acquosa e molto tenera con un gradevole odore di fungo e un ottimo sapore nei giovani esemplari; quando la manina invecchia la sua carne assume un gusto un po' amarognolo e acidulo e, se consumata può provocare problemi di natura gastro-intestinale. Per questo motivo si consiglia la raccolta solo di esemplari giovani. Bisogna anche in questo caso fare attenzione a non confondere la manina con altre specie simili che non sono commestibili, ad esempio la ramaria pallida, che, se consumata in grande quantità può provocare seri problemi. Per quanto riguarda la manina ( ditola gialla ) si consiglia di non esagerare con il consumo poiché in abbondante quantità può provocare diarrea ed altri piccoli fastidi; si consiglia anche di eliminare le estremità delle ramificazioni in quanto amarognole e fibrose.
Habitat della manina ( Ramaria flava )
Manina, Ditola ( Clavaria flava)
La Ditola gialla vive normalmente in grandi colonie nei boschi di conifere e di latifoglie ( castagni, faggi e betulle) preferendo le zone più fresche dei boschi; la manina fa la sua comparsa verso la fine dell'estate e la si può raccogliere quasi fino alla fine dell'autunno in gran parte dell'Italia settentrionale e centrale. Di norma può raggiungere i 18-20 cm. di altezza. Se raccogliete questo tipo di fungo ricordate che non va consumato crudo ma previa cottura.
In Basilicata la ditola gialla è un fungo apprezzato e consumato dai tempi antichi e la sua carne, una volta tagliata, non muta di colore.
Prima di procedere con il consumo della manina si ricorda che prima va bollita e l'acqua impiegata per la bollitura va eliminata; inoltre il fungo deve essere ben cotto, in caso contrario potrebbe avere effetti lassativi fastidiosi.
Un piccolo elenco di nomi con cui la ditola gialla è conosciuta in varie parti d'Italia: in Liguria viene chiamata Diete, Manette, Dietegiane. In Lombardia Manina galla, in Piemonte Manina e Carnina, in Veneto Dèdele zale, in Toscana Ditola gialla, in Basilicata Mannuzza e in Calabria Maniceja gialla.
Specie velenose di Ramaria.
Come scritto sopra, esistono delle varietà nocive di ramaria che possono essere facilmente confuse con quelle buone; per facilitare il loro riconoscimento ecco alcune foto delle specie velenose appartenenti a questo genere:
Appartenente al genere della Ramarie, la pallida è anche una delle più grandi ed è facilmente riconoscibile per il colore molto più sbiadito, quasi caffelatte con carne totalmente inodore. Come le altra Ramarie questo fungo ha la particolarità di sbiadire con l'invecchiamento aumentando così le probabilità di essere confuso con gli esemplari commestibili.
Chi erroneamente ingerisce questi funghi si trova a dover affrontare problemi di tipo gastrointestinale come diarrea e vomito che possono durare anche qualche giorno ma che poi si risolvono spontaneamente.
Anche la ramaria formosa può essere facilmente riconosciuta ed evitata; infatti è molto evidente la sua colorazione a sfumature color rosa che la caratterizzano ( vedi foto a lato). Oltre a questi indizi da sottolineare il fatto che la carne di questo particolare fungo, oltre ad essere amara, si scurisce a contatto con l'aria. Per quanto riguarda gli effetti nocivi dovuti alla sua ingestione, la ramaria formosa ha in comune le stesse sostanze tossiche della ramaria pallida, per cui gli effetti sono gli stessi descritti sopra.
Mr-Loto - Manina, Ditola gialla ( Ramaria clava )
Attenzione:
La classificazione dei funghi e della loro relativa commestibilità vanno affidate a micologi esperti o al personale specializzato degli enti sanitari competenti. Informazioni errate o atteggiamenti superficiali in merito potrebbero arrecare gravi danni da intossicazione o avvelenamenti anche mortali. Non consumare funghi se non si ha l'assoluta certezza della loro commestibilità.