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Il Senso del Dolore

Il Senso del Dolore

Il senso del dolore
Il senso del dolore

Qual è il senso del dolore? Perché ci sono persone che nel dolore e nelle difficoltà diventano migliori ed altre che invece si perdono? Tutti noi nella vita, prima o poi, conosciamo le sofferenze, le malattie, la perdita delle persone care, le guerre …  è umano chiedersi se esiste una motivazione più alta per tutto questo o se, semplicemente, sono cose che capitano. Anche chi crede in Dio spesso si chiede perché, se è davvero buono e misericordioso, permette che certe cose accadano.

Sant’Agostino affermava che sotto lo stesso fuoco la paglia brucia e l’oro brilla ed effettivamente questa metafora spiega davvero bene il senso del dolore. Quello che siamo davvero, il meglio ed il peggio di ognuno di noi, non si manifesta nella gioia e nella tranquillità ma nel dolore e nelle difficoltà.

Il senso del dolore è quello che ci permette letteralmente  di vedere la nostra parte interiore, mostrandoci la nostra forza o i nostri limiti. Perché è facile essere buoni quando tutto va bene. Viene quasi naturale amare quando si è amati. Ci vuole poco a pensare positivo quando si è baciati dalla buona sorte.

Dov’è il senso del dolore? Nel riuscire a trovare dentro di noi l’ottimismo quando siamo malati o maltrattati. Nel perdonare chi ci ha fatto del male o ci odia. Nell’avere speranza in un futuro migliore anche quando tutto sembra andare nel verso sbagliato.

Questo è il senso del dolore: separare la paglia dall’oro, elevare il nostro spirito. Ed è per questo che esiste il male, perché ci costringe a fare una scelta, a decidere da che parte stare. Perché ogni esperienza che consideriamo negativa, ogni male, ogni difficoltà, ogni sofferenza può renderci migliori, più forti nello spirito e può essere il seme di un cambiamento per far sbocciare un mondo migliore.

Il senso del dolore è quello di far comprendere agli uomini che anche se la strada del male è la più semplice non è mai la più giusta.

Il senso del dolore non ci sarebbe più nel momento in cui ogni essere umano scegliesse liberamente e con consapevolezza di rinunciare definitivamente al male. Soltanto in quel caso tutte le sofferenze del mondo non avrebbero più alcun senso e, molto probabilmente, cesserebbero di esistere.

Il senso del dolore

Letture consigliate : “Dare un senso alla sofferenza. Logoterapia e dolore umano” di Elisabeth Lukas

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29 Commenti

  1. E’ molto difficile comprendere il senso del dolore, e per taluni diviene incomprensibile a tal punto da credere d’esser stati abbandonati da Dio (se si è credenti) dalla sorte, o da chiunque ripongono le proprie certezze e il proprio “credo”.
    La predisposizione di cuore fa sì che noi l’accettiamo o rigettiamo.
    Il dolore ha il compito d’insegnarci ad immedesimarci nel nostro prossimo, al fine di comprendere la reale sofferenza che sta vivendo un’altro essere vivente.
    Ed è questo che ci rende migliori… vivere il dolore in prima persona!
    Se riuscissimo a comprendere il “vivere” degli altri, riusciremo a crescere umanamente, in modo tangibile dentro di noi, e questo si rifletterà sul nostro modo di vivere e pensare.
    Io penso che la sofferenza su questa terra abbia un ruolo molto importante, quasi come fosse un “lasciapassare” , una “patente” per la propria anima.
    Un post meraviglioso! Grazie!
    Un abbraccio Mr. Loto e una giornata di sole nel cuore 🙂

    1. Sono d’accordo con te, è difficile comprendere davvero quello che ci circonda senza dolore. Tendiamo a dare sempre tutto per scontato, a non riflettere su nulla. il dolore ci costringe a fermarci, a guardarci dentro, a dare valore alle piccole cose. Il dolore può renderci migliori se cerchiamo di imparare la lezione.
      Grazie a te Betty, sei sempre molto gentile. Buona giornata, a presto!

  2. Anch’io come la maggior parte delle persone avevo ‘sposato’ l’idea che il dolore è il lasciapassare verso la crescita, verso l’altruismo, l’empatia, la compassione verso chi è meno fortunato. E’ risaputo che le tragedie accomunano; basti vedere cosa succede in occasione di grandi eventi negativi, come un’alluvione o un terremoto. Tutti aiutano tutti, anche il vicino con cui appena prima avevi litigato. Poi un giorno qualcuno mi chiese: allora le persone con le quali la vita è stata generosa, a cui tutto è filato liscio, hanno vissuto nella ‘bambagia’, costoro allora non hanno chance di diventare ‘buone’. Resteranno egoiste, ciniche e insensibili? E’ chiaro che la mia risposta non poteva che essere ‘no’. Non è indispensabile aver attraversato l’inferno per essere caritatevoli verso chi lo attraversa a sua volta. E’ un luogo comune molto radicato. “Se non hai sofferto non puoi capire”. Falso! Io credo che anche qui, come in altri contesti, ha un ruolo determinante l’educazione ricevuta. Chi ci ha cresciuto, cosa ci ha trasmesso, attraverso l’esempio, non solo con le parole. I bambini sono spugne e assorbono meglio la pratica che la teoria. Dobbiamo essere coerenti e trasmettere il messaggio che la cosa più naturale del mondo è essere comprensivi e disposti all’aiuto verso il prossimo, non voltarsi dall’altra parte quando ci accorgiamo che qualcuno ha bisogno di noi. Non serve essere dei santi, basta capire che la normalità è soccorrere e aiutare, e non passare oltre. Certo, chi ha sofferto afferra meglio certe situazioni, ma non è indispensabile a rendere una persona migliore.

  3. Anche chi nasce nella bambagia conosce il dolore Surfinia. Non esiste un solo essere vivente al mondo che non abbia sperimentato, almeno una volta nella sua esistenza, una qualche forma di dolore…. e di dolori ne esistono milioni di sfumature, così come di anime. Non tutti siamo messi alla prova dalla vita nello stesso modo perché ognuno di noi è diverso ed ognuno di noi ha bisogno di imparare lezioni diverse dalla vita, per evolversi secondo il cammino che ha scelto di percorrere.
    Buona serata.

    1. C’è dolore e dolore, tutto è soggettivo. Quello che fa soffrire te può non farlo con me. Ma questa è un’altra storia. Noto che non ti sei soffermato sulle altre argomentazioni che ho addotto. Probabilmente non le condividi o non avevi tempo :). Non importa, anche questo fa parte del dibattito: non si può essere sempre d’accordo su tutto, altrimenti sai che monotonia! Buon fine settimana mr. Loto.

  4. Ciao Mr. Loto, come va? mi pare che da queste parti siano cambiate un po’ di cose, dall’ultima volta che son venuta…bene bene, mi fa piacere… hai fatto un bellissimo post, sono d’accordo con tutto quello che hai scritto, risposte comprese. Avendo letto molto Brian Weiss sono molto d’accordo sul fatto che, vita dopo vita, ciascuno di noi debba imparare la propria “lezione”. Il Buddismo che studio e pratico poi dice addirittura che tutto quello che ci succede in questa vita ce lo siamo “scelti” in quella passata, per provare che grazie alla fede si possono affrontare tutti i tipi di sofferenze e difficoltà. Pertanto, benché sia duro da pensare quando tocca a noi, forse è il pensiero che più mi smuove dal torpore in cui certe situazioni mi mettono: tutto cambia, la vita è movimento per cui niente resta uguale ed anche la notte più buia deve finire con la luce dell’alba, ma questo è un altro discorso, scusa…bacibaci!
    grande abbraccio!

    1. Ciao Macy.
      Oltre a quello che dici, io ho letto che il “ciclo completo” prevede che dobbiamo passare varie vite in quanto ognuna di esser ci mette alla prova, ci fa imparare qualcosa, e solo quando avremo completato il percorso cesseremo di reincarnarci. Quindi la terra sembrerebbe essere il banco di scuola dello spirito, di quell’entità invisibile che qualcuno chiama anima. Se superiamo, con l’uso della nostra volontà, la fase di apprendimento/maturazione, nella prossima vita passiamo alla successiva; altrimenti dobbiamo “ripetere l’anno” (uso un termine scolastico, per chiarezza). Più studiamo/apprendiamo, più evolviamo verso la forma di “mente superiore”, prima finiremo il ciclo di reincarnazioni, normalmente “sofferto” per lo spirito. Una filosofia che dovrebbe invitare molte persone ad un comportamento diverso.
      Un saluto.

    2. Che si creda o meno nella reincarnazione penso che sia sotto gli occhi di tutti che il dolore ci cambia. Alcune volte in meglio, altre in peggio, rendendoci magari cinici o chiusi in noi stessi.
      Non c’è dubbio comunque che dal dolore si può sempre imparare se si vuole. Tutto dipende da come interpretiamo la vita e noi stessi.
      Ti ringrazio Macy, è stato un piacere rivederti da queste parti.

  5. Ogni azione ne riceve una uguale e contraria, diciamo così. C’è chi nel dolore “cresce” e chi “non cresce”.
    Da quello che ho vissuto direttamente e ho potuto constatare indirettamente nelle persone accanto a me, ho notato che le situazioni avverse hanno effetti differenti sugli individui. Quelli che crescono, maturano con il tempo, (magari anche aiutati a superare ed affrontare il dolore) fanno propria la nuova condizione, riescono ad incoraggiarsi in autonomia ed allo stesso tempo essere d’incoraggiamento agli altri. Quelli che non crescono delegano a terzi la propria sofferenza, (lamentele, piangersi addosso), pensando in questo modo di sbarazzarsene o addirittura e mi sovvengono le parole di una canzone:”tu vuoi qualcuno da far piangere, piangere tanto quanto hai pianto tu”.
    Non mi sembra carino. Buon tutto Mr. Loto

    1. Ed effettivamente è così e non soltanto per quel che riguarda il dolore ma in tutti i campi della vita. Affrontare gli ostacoli e le intemperie della vita ci permette di fortificarci ma anche di metterci alla prova, diventando più sicuri di noi stessi e più consapevoli. Non sempre il dolore fa crescere ma è sempre un’opportunità per riuscire a farlo.
      Buon tutto anche a te, a presto.

  6. Post istruttivo come sempre, concordo su quasi tutto, ormai sai come la penso, tranne che sul perdonare, qui dico: dipende, non per questo mantengo rancore o odio, assolutamente, ma diciamo che ignoro.
    Buon fine settimana Mr. Loto, un abbraccio!

  7. M.Loto ciao, mille volte mi sono fatta questa domanda anni addietro, poi ho trovato la mia risposta. La via dell’accettazione, non è immediata in certi contesti ma poi mano a mano sono riuscita ad accettare le sofferenze come modo per crescere o “pagare” e saper crescere in quei momenti difficili. Accettare qualche cosa non significa rimanere passivi ma anzi riflettere e capire che qualsiasi cosa si faccia non rimane che l’accettare lo status e sapervi muovere con saggezza……………….Buona serata……

    1. Esatto. Ormai ti conosco da un po’ attraverso quello che scrivevi sul tuo blog ed i commenti che mi hai sempre lasciato qui e devo dire che mi accorgo ogni giorno della tua evoluzione. Si vede che sei una persona che si impegna per migliorare e che cerca sempre di lavorare su se stessa.
      Ti abbraccio e ti auguro una buona domenica.

      1. M.Loto ciao e grazie per le tue parole, sono contenta che ti sia accorto che cerco di crescere, un saluto caro………..buona domenica a te…

  8. Un parallelo tra dolore e male che mi lascia da pensare non essendo in ciò d’accordo.
    Gli antiteti sono male e bene e non dolore e benessere.
    Nel dolore, fisico e/o mentale, e nel come si affronta si riconosce l’Uomo che, razionalmente, da quando inizia a pensare, è consapevole che la strada della vita è lastricata spesso – e fino alla fine – da “buche”.

    Aggiungo che il dolore che si patisce porta a scoprire i veri amici; quelli fasulli se la danno a gambe levate.

    Ciao da luigi

    1. Eh si, davanti alle sofferenze chi non ti vuole sinceramente bene di solito fugge. Credo che il dolore, in generale, porti ad eliminare molte falsità dalla propria vita, probabilmente proprio perché si impara a riconoscere le cose davvero importanti.
      Ciao Luigi, buona domenica.

      1. D’accordissimo!
        Si legge con una lente più nitida la vita e si sfronda, per chi non lo avesse fatto prima, ciò che è inutile/dannoso.
        Le menzogne sociali si disperdono per strada e si apprezzano le piccole cose che rendono felici.

        Ciao Mr Loto

  9. chi non è provato dal dolore che cosa sa?
    infatti ci si può conoscere e anche conoscere gli altri solo quando il dolore bussa alla porta.Le origini del dolore sono misteriose come il senso stesso della vita, ed anche quello fisico che può essere un campanello di allarme, ha diverse reazioni da persona a personas, un detto cinese dice che ” il dolore è la rappresentazione del dolore, fai finta che non esista e scomparirà” questo è un estremizzare la forza della mente, ma in effetti nessuno ancora conosce la sua vera forza, e può anche darsi che quello che ho appena citato possa anche essere vero!
    un caro saluto, insieme al mio fervido augurio per il nuovo sanno, non ero in zona e ho avuto il pc in panne, mi scuso per non averlo potuto fare prima
    🙂

    1. Quando ti viene insegnata la meditazione, una delle lezioni base è quella di imparare ad interpretare le sensazioni e le emozioni che riteniamo “sgradevoli” in modo diverso, imparando così a vivere il dolore in modo quasi ascetico. Tecnicamente questo è possibile ma per riuscirci c’è bisogno di un controllo talmente potente sulla proprio mente che non è alla portata di tutti. Quando si riesce ad ottenere quel tipo di controllo è ovvio che non è necessario provare del dolore per raggiungere una consapevolezza più “alta”. Per tutti gli altri però, è proprio attraverso il dolore che si impara moltissimo, sia su se stessi che sulle altre persone…
      Ti ringrazio per i tuoi auguri, che ricambio. Sono sempre graditissimi!
      A presto.

  10. Sono molto confusa. Quando mi soffermo sul pensiero che il dolore aiuta crescere o che siamo noi che scegliamo le esperienze che viviamo la domanda che mi viene è : Ma quando abbiamo iniziato a fare questo percorso? Come facciamo a sapere quanto dobbiamo crescere? Ma perchè ci sono delle persone che hanno le esistenze tormentate ? Quando è il momento che si vive una vita senza dolore? E perchè? Forse sono andata fuori tema .Comunque io penso che il senso del dolore sia soggettivo proprio come quello fisico. C’è che soffre dei dolori come se fossero inimmaginabili dalle altre persone che invece li stessi dolori li superano facilmente perchè sono abituati, purtroppo, a sopportare dolori molto più forti.
    Scusami Mr.Loto forse ho fatto un po di confusione 😕
    Buonanotte !

    1. Quante domande! Proverò a rispondere.

      Ma quando abbiamo iniziato a fare questo percorso?
      Posso dirti che questo è davvero difficile dirlo. Dovrei risponderti che iniziamo già dalla nascita ma nulla mi vieta di pensare che è un percorso che potrebbe essere iniziato anche prima.

      Come facciamo a sapere quanto dobbiamo crescere?
      Non si finisce mai di crescere, evolversi e migliorarsi! A me piace pensare che moriamo nel momento in cui il nostro spirito non può più evolversi, o perché ha raggiunto il suo massimo (evento raro) o perché non sarebbe comunque in grado di fare di meglio in questa vita.

      Ma perché ci sono delle persone che hanno le esistenze tormentate?
      Probabilmente perché il loro spirito ha bisogno di sperimentare quei tormenti. Anche se purtroppo, non sempre si raggiungono dei risultati positivi. Questo dipende da come lo spirito sceglie di reagire davanti a certe sollecitazioni. Sostanzialmente dipende da noi. Io credo che finché non impariamo, la vita continuerà a riproporci la medesima lezione, anche se magari in salse diverse.

      Quando è il momento che si vive una vita senza dolore? E perché?
      Temo sia davvero difficile per un essere umano smettere di sperimentare il dolore, anche se esistono persone con una consapevolezza tale da riuscire a non provarne mai o quasi mai. Mi viene in mente San Francesco che diceva ai suoi frati di essere lieti quando qualcuno li trattava male senza ragione perché dava loro il modo di esercitare la pazienza e la misericordia!
      Come ho scritto alla fine del post, probabilmente il dolore non esisterebbe più solo nel caso in cui ogni essere umano scegliesse liberamente e con consapevolezza di rinunciare definitivamente al male… sperimentare il dolore sarebbe allora inutile perché non servirebbe più alcuna forma di “educazione”.

      Un caro saluto ed un abbraccio.

  11. Buondì, ecco quello che proprio non riesco a fare mio, il pensiero che per trovare il senso delle cose, della spiritualità si debba passare per il dolore, in alcuni casi esaltandolo.
    Perché non crescere anche passando da meno dolore e vite tribolate? Confesso che sarà un mio limite personale ma proprio non è nella mia filosofia di vita. Il dolore come le tribolazione colpiscono indistintamente tutti noi, a prescindere dal credo e ovviamente chi è nel pieno “della luce” riesce a dare un senso a tutto ciò che capita, dolori compresi fisici e spirituali. Anche nella vita civile, parteggio per un moltiplicarsi di gente normale che conduca l’esistenza delle regole civili, senza per forza atti eroici.

    1. Osservando la realtà circostante ho potuto vedere ed anche sperimentare che, purtroppo, alcune lezioni della vita si imparano soltanto così, passando dal dolore.
      Non è per tutti la stessa lezione, non è per tutti lo stesso grado di dolore ma la sofferenza apre gli occhi.
      E bada bene, non dico questo per “esaltare” il dolore.
      Assolutamente no.
      Anzi al contrario, mi fanno arrabbiare le persone che si piangono addosso e che nel dolore ci si crogiolano.
      Personalmente credo che nella vita capita di soffrire, bisogna prenderne atto, imparare la lezione, rialzarsi ed andare avanti… ed in questo non vedo niente di eroico, ma soltanto del buon senso.
      Ciao Henry, buona serata.

  12. Ci sono occasioni notizie terribile la perdita di una persona cara, o a volte solo pensando a qualcosa di spaventoso sento un fitta nella pancia, una sensazione che mi spaventa mi fa mancare il respiro. Per me e come un dolore nell’anima..
    … non so ma penso questo dolore e fondamentale, se un giorno non sento più questo dolore vuol dire accetto tutto quello che accade nel mondo..
    .. sai sento anche questa fitta quando vedo immagine nei tg che parlano delle disgrazie nel mondo.. solo commentare questo post mi da la sensazione di stare male, perché mi passa cosi tanto nella testa.. 🙁

    1. Il dolore ci permette anche di “restare umani”come diceva Vittorio Arrigoni, di sentire l’empatia con gli altri esseri viventi. Provare dolore per il dolore degli altri è sintomo di grande sensibilità d’animo.
      A presto.

      1. .. si conosco l’afermazione di Vittorio Arrigoni, sai quando avevo 21 anni parlavo un giorno con mio padre di queste fitte, e lui mi disse “sono fondamentali per l’essere umnao” 😉

  13. Ecco….ho deciso di tornare a visitare il mondo blogger proprio nel momento giusto, e proprio nel momento giusto ho potuto leggere questo tuo post: era tutto ciò che mi serviva.
    Grazie Mr.Loto, tu non immagini nemmeno quanto mi hai aiutato 🙂

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