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La Cattiveria delle Persone

La Cattiveria delle Persone

A volte capita che la cattiveria delle persone ci renda la vita impossibile. Se si sceglie di subire in silenzio, la rabbia ci corrode lo spirito oppure perdiamo la stima in noi stessi. Se invece ci si lascia trascinare nel vortice dell’odio si genera violenza alla quale segue altra violenza e così via.

La cattiveria delle persone

La cattiveria delle persone finisce così con il farci soffrire sempre e su tutti i fronti.

Quello che non pensiamo mai è che siamo noi che lasciamo alla cattiveria delle persone il potere di farci soffrire.

Tempo fa ho trovato una storia che spiega molto bene questo concetto.

Un professore, conosciuto come uomo giusto e comprensivo, sistemava le ultime cose in classe prima di andare via. Uno studente, prima di uscire dall’aula, gli si avvicinò. Con rabbia gli disse: “Finalmente la sua lezione è finita e non dovrò più ascoltare le sue stupidaggini per oggi!”

Lo studente, abituato alla cattiveria delle persone, si aspettava una reazione forte dal professore. L’uomo invece lo guardò negli occhi e gli chiese: “Quando qualcuno ti offre qualcosa che non vuoi, la prendi?”. Lo studente, confuso dal comportamento del professore, rispose: “Certo che no!”.

Il professore continuò. “Quando qualcuno cerca di offendermi mi sta offrendo solo rabbia e rancore che però, io posso decidere di non accettare.”

Ma lo studente non capiva quello che gli veniva detto.

“Tu mi stai offrendo rabbia e disprezzo, ma non mi interessa” disse il professore. “Non posso controllare la cattiveria che hai nel tuo cuore, ma quella che ricevo nel mio dipende solo da me.”

Lasciamo la Cattiveria delle Persone Fuori da Noi

Tutti abbiamo a che fare con la cattiveria delle persone. Sta però soltanto a noi la volontà di tenerla al di fuori del nostro cuore.

Siamo in grado di decidere quali sentimenti provare nei confronti degli altri e delle esperienze che ci capita di vivere. Ne siamo in grado in ogni istante della nostra vita.

Smettiamola dunque di lamentarci per le mancanze altrui perché siamo noi a permettere agli altri di farci del male.

Impariamo piuttosto a mettere dei filtri alle nostre emozioni. Non possiamo e non dobbiamo vivere in balia dell’odio o della rabbia degli altri.

Tutto, all’interno di noi, assume il peso che vogliamo dargli.

Se impariamo a non farci infangare dalla cattiveria delle persone saremo sempre tranquilli.

Non è poi così difficile, basta avere una buona scorta di bei pensieri. I pensieri puliti infatti lavano via istantaneamente, come acqua fresca, tutto lo sporco che gli altri vorrebbero gettarci addosso.

Lettura consigliata: La società cattiva di Roberto Di Molfetta

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32 commenti

  1. Homo homini lupus; occorre tenerlo sempre presente.
    Io non faccio male ad alcuno, ma sono per l’occhio per occhio, fin oltre il possibile.
    Sarei accusato di eccesso di legittima difesa.

    Ho fatto del bene, in molte, moltissime occasioni e su più fronti; l’ho dimenticato poiché l’ingratitudine umana è una componente degli egoisti.
    Preferisco, comunque, avere a che fare con i cattivi piuttosto che con gli stupidi; i primi si riposano ogni tanto.

    Saluti

    • Occhio per occhio ed il mondo diventa cieco, diceva Gandhi. Tutti sbagliamo, tutti facciamo soffrire qualcuno, anche magari senza nemmeno rendercene conto. Secondo me basterebbe imparare a non lasciarsi turbare e/o danneggiare troppo almeno da quelle cattiverie che non farebbero un reale danno se noi non gli permettessimo di entrarci dentro. Saremmo tutti più sereni, più forti e perfino maggiormente disposti al perdono. Ovviamente è solo il mio punto di vista.
      Buona serata.

      • L’attitudine a offendere, a fare del male è ben altra cosa che non l’errore, lo sbaglio.
        Io non perdono la cattiveria, specialmente se portata avanti con protervia.

        Saluti

        • Anche non perdonando si permette alla cattiveria altrui di entrare dentro di noi. Secondo me la rabbia e l’astio che si nutrono in questi casi danneggiano più chi li prova che chi si vorrebbe punire.
          Personalmente credo che serva a poco perché tanto le persone cattive sono già infelici.
          Ciao.

    • @Carunchio – Occhio per occhio e il mondo diventa cieco. L’ha detto il Mahatma Gandhi. Certa cattiveria da parte di qualcuna io l’ho meritata.

  2. Caro Loto, ci sono situazioni che vorresti sparire per non litigare ma purtroppo non è possibile, bisogna cercare l’indifferenza spesso funziona, ma non tutti hanno la forza di farlo.
    Ciao e buon pomeriggio con un forte abbraccio e un sorriso:-)
    Tomaso

    • …più che l’indifferenza bisogna cercare l’equilibrio interiore. Se io sono consapevole di quel che sono e di quello in cui credo è difficile lasciarsi ferire da parole vuote o da deliberati atti di cattiveria.
      Se si sceglie di litigare bisogna farlo per una causa valida, non semplicemente per avere la soddisfazione di avere ragione!
      Ciao, buona serata.

  3. La cattiveria delle persone credo sia il risultato di un qualcosa che ha sviluppato tale cattiveria, credo che molte volte si subiscono cattiverie a nostra insaputa senza averne capacità di vederle,e chi ha questa “cattiva ” abitudine oltre a farle le sa riconoscere …

    Chi opera in buona fede però deve comprendere ,non giustificare ,la cattiveria che sale in superficie, da cosa ha avuto origine!

    Credo che il senso ci sia sempre in ogni situazione negativa o positiva, ed anche se per noi non ha senso una cattiveria potrebbe averne in chi cerca di metterci alla prova ripetutamente …..Seguendo con le sue parole che condivido mr.,direi che bisognerebbe appunto imparare a non lasciarsi turbare più di tanto evitando
    persino la necessità di un perdono per qualcosa che non ha avuto modo di svilupparsi in “male”….

    Buona serata e grazie

    • Sono perfettamente d’accordo con quel che hai scritto. Un unico appunto. Nella maggior parte dei casi c’è stato qualcosa che ha sviluppato la cattiveria, è giusto cercare sempre di capire. Però non dimenticare mai che la cattiveria pura e semplice esiste, anche se fortunatamente è abbastanza rara.
      Ovviamente, nell’ordine delle cose anche quest’ultima ha un senso di esistere.

      Ciao, buona serata.

  4. Hai ragione, l’indifferenza è sempre l’arma migliore, anche perché è quella che da più fastidio non avendo dato la soddisfazione di farsi vedere arrabbiati. E anche vero che non è sempre facile far finta di niente….ci si prova.
    Buon pomeriggio 🙂

    • Non bisogna far finta di niente, bisogna essere solo abbastanza consapevoli di chi siamo noi e di chi abbiamo davanti. in questi casi non serve usare l’indifferenza come arma… perché non avremo bisogno di difenderci! Non c’è gara! 😉

      Ciao, a presto!

  5. Mi hai fatto venire in mente una scena di un film di Terence Hill e Bud Spencer (forse “Lo chiamavano Trinità”), nel quale Bud Spencer diceva: Il vangelo insegna a porgere l’altra guancia. Ma non dice cosa fare dopo. E qui cominciava a menar ceffoni.
    Ti riferisco questo perché è anche giusto che ci sia un limite: una persona cattiva lo sarà sempre, e sempre di più, finché non trova qualcuno che “gli stagna il sangue dal naso”. A volte la violenza si arresta solo con la violenza, purtroppo.
    Ciao.

    • Non sono d’accordo. Prima di tutto non è detto che una persona cattiva lo sarà sempre, o almeno questo non è vero in tutti i casi. In secondo luogo spesso la cattiveria è un’escalation e se molte azioni di cattiveria non sortiscono l’effetto voluto spesso si interrompe. Per imporsi, per non mostrarsi deboli non serve sempre la violenza, altrimenti si diventa cattivi a nostra volta! Ci sono persone che hanno un tale atteggiamento nei confronti della vita e degli altri che i cattivi ne stanno alla larga, quasi per intuito. Alla base di tutto c’è sempre la consapevolezza di se e del comportamento degli altri.
      Non so se sono riuscito a spiegarmi, sono cose molto difficili da spiegare a parole.
      Ricordo con simpatia quel film di Terence Hill e Bud Spencer… mi ha fatto fare tantissime risate! 🙂
      Ciao, a presto!

      • Sappiamo entrambi come la pensiamo, visto che ne abbiamo più volte parlato.
        Anch’io sono sostanzialmente contrario alla violenza, ma vorrei fare un’analisi che spiega il perché del mio modo di pensare.
        Partiamo dalla paura. Che cos’è la paura? E’ uno stato psicologico che fa sì che la persona non faccia determinate cose, in senso lato (o le faccia contro la sua volontà).
        La violenza è lo strumento che consente ad un individuo, spesso privo di altri mezzi, di suscitare paura negli altri. E di conseguenza, tramite questo subdolo metodo, di imporre il controllo su qualcuno, per lo meno in alcune occasioni. Il suo appagamento sarà sia per il dominio su qualcuno, sia per l’ottenimento di un vantaggio, altrimenti difficilmente raggiungibile.
        Reagire con la violenza può impedire questa sopraffazione, e se sufficientemente forte, produrre come reazione opposta un senso di paura a carico del primo istigatore di tale stato d’animo, mettendo talvolta fine alla contesa.
        Chiaro che in casi limite tutto questo può sconfinare in una guerra, una lotta infinita per la sopraffazione. Ma sono convinto che non sarebbe sempre questo il risultato, bensì una forma di controllo tra tutti gli individui che, forse, darebbe più spazio al vivere civile. Magari mettendo anche un limite all’arroganza, sempre più dilagante.
        Ciao.

        • Ti sei spiegato benissimo. Quello che penso è che chi si impone con la violenza per suscitare paura e raggiungere ciò che vuole lo fa soltanto con i soggetti che considera deboli. Le persone cattive ci provano con tutti ma insistono soltanto su chi appunto mostra paura o comunque una forma di inferiorità psicologica. Chi è sicuro di ciò che è e del proprio valore diventa difficilmente attaccabile.
          In queste cose entra in gioco l’istinto, proprio come negli animali.
          Hai mai avuto un cane? Loro non sono consapevoli della loro forza e di quella dell’avversario. Si affrontano, si provocano e quello che mostra paura dichiara all’altro di essere il più debole… e così parte l’attacco.
          Ti assicuro che tra gli uomini accade esattamente la stessa cosa.
          Basta osservare le dinamiche nelle liti violente o negli episodi di bullismo.

          A presto.

          • La grande differenza fra l’uomo ed il cane (ed un po’ tutti gli animali) è che il secondo, quando ha capito la sua situazione, smette di comportarsi da imbecille. L’uomo invece insiste. 🙂
            Ciao.

          • … che vuoi, a volte sono i pensieri troppo elaborati a fregarci! Ad esempio l’orgoglio e la superbia non fanno parte degli animali…
            😉
            Saluti

  6. In effetti rispondere ad una cattiveria con un’altra porta ad iniziare una catena inarrestabile di brutte azioni che fanno male a chi le riceve ma anche a le compie, perchè pure la rabbia e l’odio fanno stare male.
    Bisiognerebbe riuscire a lasciarsi scivolare addosso le cattiverie come se si fosse impermeabili e non dare peso a ciò che dicono e fanno le persone cattive, anche se non è certo facile.
    Se possibile, bisognerebbe cercare di stare lontani da persone così, in modo che non possano ferici.

    • Sono d’accordo con te. Fino a che la cattiveria si limita alle parole o al pettegolezzo non è così difficile imparare a non lasciarsi coinvolgere ma quando la cattiveria inizia ad essere fatta di gesti continui e ripetuti la cosa migliore, se possibile, è allontanarsi.
      Ciao, buon fine settimana!

  7. Non mi metterei mai allo stesso livello di quello che offende, da anni evito questo tipo di stress, in occasioni come lo hai descritto me ne vado senza dire una parola.. non mi sento nemmeno offesa, perché non lasco arrivare la cattiveria nel mio cuore..

    buona giornata caro Amico

  8. Mi è capitato di essere oggetto di cattiverie vere e proprie da parte di persone che in quel dato momento, sono convinta, non erano pienamente coscienti di ciò che stavano facendo e del significato che i loro gesti assumevano. Non ho avuto difficoltà ad ammettere che mi hanno colpito nel profondo, poiché hanno messo in discussione la mia buona fede e questo mi ha fatto piangere e soffrire molto, specie per il fatto che queste mi conoscevano e in qualche modo e per qualche motivo, “montato ad arte” probabilmente parlottando tra loro, hanno voluto colpirmi. Il fatto in sé è stato giudicato da chi mi era più vicino come vile e insignificante, e ciò in qualche modo mi ha rincuorato. Queste persone forse si sono rese conto che nella loro mente “si erano fatte un film” e dopo un po’ di tempo, come se niente fosse, hanno ripreso a salutarmi. Sinceramente non le stimo e non ho più fiducia in loro e preferisco mantenere le distanze.
    Credo che la cattiveria non debba MAI essere giustificata, ma, in certi casi, compresa sì.
    Ritengo che chi agisce come le persone che ho descritto sopra debbano essere messe di fronte ai loro atti, a ciò che hanno fatto e alle conseguenze che ciò ha comportato o che avrebbe potuto comportare, in modo che prendano coscienza della gravità della loro azione conseguita con troppa leggerezza.
    Nel caso invece della cattiveria gratuita, che esiste ed è praticata convintamente da persone che s’inventano di essere degli angeli vendicatori, non si capisce bene di cosa e di chi, non va proprio tollerata, né men che meno capita. A mio avviso, queste persone devono essere lasciate sole, a fare i conti con se stesse, devono essere isolate in modo che non possano far del male. Tentare di capirle o peggio, aiutarle, si traduce per loro in un comprovare la giustezza di ciò che fanno, e in qualche modo si è ritenuti loro complici. Solo quando saranno loro stesse a prenderne coscienza e a cercare aiuto potranno uscirne. È come una droga, non ne possono fare a meno.
    Purtroppo si tende a sottovalutare la sofferenza psicologica che queste persone sanno causare, e usando scorrettamente la rete questa ne amplifica notevolmente l’effetto, diventando davvero pericolose, specie se sono dirette verso una persona giovane o verso chi è fragile. Sono d’accordo che bisogna farsi scivolare da addosso tutto ciò che dicono e fanno, ma ritengo ancor più necessario che chi è consapevole di ciò che fanno debba avvertire chi è loro bersaglio, affinché sia in grado di capire e difendersi nel modo più appropriato o finirà che questi se ne andranno e rimarrà solo colui che distrugge.

    • Credo che nessuno possa davvero tutelare gli altri dalla cattiveria o almeno non puoi farlo sempre. Per questo è davvero importante che ognuno impari a difendersi da se.
      Sono convinto che l’80% delle persone cattive sono soltanto persone profondamente infelici. A volte parlare con queste persone, cercando di metterle davanti a quello che hanno fatto o detto con tranquillità e senza astio, aiuta loro a prendere contatto con la natura dei loro comportamenti. Spesso la cattiveria è un modo di cercare attenzione, spesso hanno soltanto bisogno di qualcuno che si interessi a loro.
      Ciao,buona serata.

      • Non condivido molto questo discorso.
        Imparare a difendersi da sè quando altri sono a conoscenza di ciò che accade, non lo trovo giusto. Inoltre ti costringe a dover stare sempre sulla difensiva e ciò esclude un qualsiasi dialogo.
        A me sembra che quello che descrivi sia un atteggiamento piuttosto infantile: cercare o attirare l’attenzione comportandosi male è un atteggiamento che non va incoraggiato e difficilmente trova comprensione. Inoltre non porta mai ad ottenere ciò che si vorrebbe, ma piuttosto esattamente il contrario.
        Se come dici tu sono persone profondamente infelici dovrebbero cercare loro un approccio più propositivo, cercando un dialogo, mettendo l’altro in condizione di dialogare. Ma se ci metti la cattiveria certo questo non aiuta, tutt’altro.
        “Hanno soltanto bisogno che qualcuno si interessi a loro”, tutti sentiamo questo bisogno ed occorre comprendere che dipende in primis da noi stessi, da come ci poniamo, la risposta dell’altro.
        Perchè rendere tutto così difficile, così complicato?

        • Perché non tutti sono uguali, non tutti sono maturi, non tutti sono intelligenti, non tutti hanno una coscienza ed un senso di sé elevati.
          Se i cattivi riuscissero a dialogare come dici tu probabilmente non diventerebbero cattivi.
          Dobbiamo semplicemente cercare di aiutarci a vicenda, evitando quando possiamo il male agli altri , evitando quando possiamo che chi compie un gesto cattivo lo ripeta. Tutto qui.
          Imparare a difendersi da soli non costringe affatto a stare sulla difensiva se si possiede abbastanza consapevolezza di se stessi da non lasciarsi scalfire.
          La vita ed i rapporti umani a volte sono complicati… se fosse tutto semplice non sapremmo mai di che pasta siamo fatti noi e gli altri.
          Buona serata.

  9. A me sembra sia più un fattore di educazione e di qualità dell’ambiente in cui si vive, piuttosto che di intelligenza. Se non impari certi valori, se non poni certi limiti, se rimani indifferente a ciò che di negativo viene compiuto, credimi, non va bene affatto.
    Come fai ad impedire che una persona compia un determinato atto se non ne prende coscienza essa stessa, se non c’è volontà da parte sua di comprendere e sapersi limitare?
    Un cane ad esempio impara a comportarsi a seconda di ciò che gli viene insegnato e a seconda della persona che si prende cura di lui, attraverso il premio e la punizione. Se si comporta bene riceve affetto, attenzione e approvazione, se si comporta male ci si dimostra dispiaciuti, non si risponde al suo cercare approvazione, gli si dice ciò che avrebbe dovuto fare. Così è con i bambini. Devono potersi fidare di chi li guida e li educa.
    Il problema nasce quando invece i messaggi che si mandano sono confusi, incoerenti, deboli, carichi di sensi di colpa e l’altro che avrebbe bisogno di una guida ferma e coerente di cui fidarsi, si trova invece in confusione e non capisce più nulla, per cui spesso agisce d’impulso.

    Ciao e buona serata

    • Certo, anche l’educazione e l’ambiente contano ma, secondo me, quello che fa la vera differenza è la predisposizione naturale. Esistono ad esempio molti casi di fratelli totalmente diversi, uno buono ed uno cattivo, allevati nello stesso ambiente, frutto della medesima educazione. Ti assicuro che chi ha un’indole predisposta alla cattiveria è molto difficile da educare… soprattutto attraverso la punizione o la disapprovazione. Anzi, spesso questi atti aggravano la situazione.
      Il fatto è che potremmo star qui a parlarne per ore, ma ogni caso è una situazione a sé che deve essere valutata con attenzione… invece la strada più facile è purtroppo quella di rispondere con altrettanta cattiveria, magari mascherata da giustizia.
      A presto!

      • Umanamente le dico mr.di essere stata qui ad osservare la mia percezione sulla sua percezione, e sa cosa ne viene fuori spesso ?Che la sua percezione alimenta la mia ,e mi dà un certo senso di carica per proseguire su questa strada..

        Le riporto questa frase di D’Avenia che mi è molto piaciuta, mi serve riportarla qui per accrescere questo sentire comune :crescere non è avere successo, ma è discendere,andare in profondità, dove il rapimento può mettere radici.Creare senza lasciarsi paralizzare dalla paura di fallire è il modo per far sì che il rapimento diventi realtà feconda.Non fa forse così ogni seme?Cerca profondità perché cerca la luce,cerca di morire nella terra perché cerca di vivere nella luce. Ma cosa accade quando l’invisibile resta tale,quando l’originalità di una persona rimane nascosta per assenza di uno sguardo”?

        Ecco ..mr lei è “lo sguardo” capisce cosa intendo?

        Il suo ultimo commento me lo ha fatto incrociare,e spero che altri arrivino ,chissà magari anche posando gli occhi sulle risposte ai nostri commenti..grazie

        • Io ti ringrazio per la tua costante partecipazione tra queste pagine e per il fatto che mi hai sempre fatto sapere quello che di buono sei riuscita a trarre da quello che scrivo.
          Mi rende molto felice.
          Continuando sulla metafora di D’Avenia, quando cerchi di seminare e getti tanti piccoli semi nel terreno, ogni piantina che cresce ti riempie di gioia… visto che molte, purtroppo, non cresceranno mai.

          Buon fine settimana.

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