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La Gratitudine

La Gratitudine

La gratitudine è un sentimento che va poco di moda ultimamente. È come se le persone non riuscissero a trovare nulla nella propria vita per cui essere grati.

Molti sono infelici perché sentono la mancanza di determinate cose, per questo non riescono a sentirsi riconoscenti.

La gratitudine

Eppure per essere felici non abbiamo bisogno di nulla oltre a quello che abbiamo. La felicità è una condizione dello spirito che nasce anche dalla gratitudine. Perché per essere grati bisogna saper dare il giusto valore a quello di cui disponiamo.

Non possediamo nulla su questa terra, lo abbiamo soltanto in prestito. La proprietà invece, è un concetto fin troppo radicato in ognuno di noi, che crea infinite ostilità ed insoddisfazioni.

Se ci pensiamo, tutto quello che è fuori da noi è un prestito, qualcosa che dovremo restituire al mondo, nel momento in cui dovremo andarcene.

La meraviglia della condizione umana è proprio la sua fugacità. Come il battito d’ali di una farfalla. Perché perdiamo tanto tempo prezioso a non apprezzare ciò che abbiamo o, peggio, a dare per scontato tutto quello che, invece, è unico ed irripetibile?

Invece di provare riconoscenza, percorriamo le strade dell’esistenza fissando l’orologio, provando invidie e frustrazioni.

La Gratitudine Rende Migliori

La gratitudine è un sentimento incredibile, che riempie di gioia di per se. Ogni sera dovremmo pensare a tutto quello che abbiamo ricevuto. Cose alle quali non dedichiamo la giusta attenzione nel momento in cui le viviamo.

La reale consapevolezza di averne beneficiato fa scaturire un profondo senso di riconoscenza.

Perché tutto questo potrebbe esserci tolto. Nulla ci è dovuto, ma ci è dato comunque. Dovremmo essere grati per questo.

L’essere grati rende anche attenti agli altri. Sentirsi riconoscenti verso quello che si è ricevuto aiuta infatti ad avere una visione più realistica della vita, rendendoci coscienti di quello che noi abbiamo tolto agli altri, impedendogli di essere sereni.

Se limitiamo la nostra attenzione esclusivamente alle nostre sofferenze non riusciremo mai a provare gratitudine per  tutti i piccoli regali che, ogni giorno, ci vengono fatti.

Sforziamoci di assaporare quello che di bello c’è nella nostra vita e cerchiamo di essere grati per questo. Attraverso la gratitudine acquisiremo equilibrio e liberazione.

Lettura consigliata: Il potere e la magia della gratitudine di Ivan Nossa

Il potere e la magia della gratitudine

33 commenti

  1. Grata di leggere le tue parole. Un sorriso.

  2. Buona domenica caro Amico..

    Un giorno non potrei migliore iniziare a leggere un tuo post, …anche io pensavo in questi giorni al fatto dov’è e rimasto la gratitudine??

    Nelle mie preghiere meglio dire conversazioni con Dio, lo ringrazio spesso per tutto quello che mi regala giorno per giorno… per esempio il canto dei uccellini alla mattina presto finché il mondo dorme e non c’è alcun rumore..

    Il sole che fa entrare i suoi raggi in casa mia… e un po’ come se forse Dio mi sfiora il cuore ..

    Mio padre mi disse quando avevo 7 anni.. “non possiamo avere tutto quello che vogliamo” e io perché no? e lui mi disse “con il tempo il materialismo ci fa perdere dalla vista le cose belle che ci dona Dio ogni giorno”

    e mi disse devi essere grato di quello che hai, perché alla fine sono questo le cose che ci rendono veramente felice..

    ti abbraccio Rebecca ♥

    • Ciao Rebecca, già che parliamo di gratitudine, ti ringrazio per la tua gentilezza nei confronti di quello che scrivo.
      Molto belle le tue riflessioni e quello che ti ha detto tuo padre. Purtroppo oggi queste cose vengono spiegate raramente ai bambini perché si pensa che non possano capire… ed invece il loro animo è come una spugna.
      Di solito ringrazio gli uccellini che cantano fuori dalla mia finestra con le briciole del pranzo e della sera… una piccola ricompensa per l’allegria che mi donano ogni mattina gratuitamente! 😉
      Buona domenica anche a te.

  3. E’ vero, la gratitudine dovrebbe essere un sentimento così naturale…pensiamo solo al miracolo della vita e alla bellezza del creato…ce n’è già abbastanza per traboccare di gratitudine…invece spesso si guarda solo alla mancanza di alcune cose e non si apprezza tutto ciò che di prezioso abbiamo già.
    Buona Domenica!

  4. Ho visto tue visite nel mio blog. Purtroppo ho dovuto, tempo fa, bloccare gli utenti esterni, perchè c’erano degli anonimi disturbanti in giro. Presto però, penso che rimetterò tutto in modalità normale, togliendo il blocco agli anonimi. Grazie comunque per le visite. A presto.

  5. Riguardo la ” … proprietà … ” riporto quanto ha scritto Enotrio in pochi versi in dialetto calabrese, ma dalla facile comprensione:


    Propietà

    U meu, u toi, u soi,
    u nostru, u vostru, u loru.

    Stu cazzu i patraternu
    fici nu bellu capulavoru!

    Ciao da luigi

    P.S.:
    Gratitudine, riconoscenza, mi sembrano atteggiamenti di sottomissione; li utilizzo solo nei riguardi di chi dona la vita – finché vale la pena di essere vissuta – e/o la salva. Non oltre; ci sono i ringraziamenti, più o meno sentiti, più o meno accompagnati da gesti di peso, ma … basta così.

    • I versi mi hanno fatto sorridere… ma la proprietà è un’invenzione umana!
      Trovo interessante che tu veda la gratitudine come una forma di sottomissione. Per me la sottomissione è tutt’altra cosa.
      Ciao Luigi, buona settimana!

      • Certo che sottomissione è cosa più “esagerata”, ma si comincia con il primo passo e poi si corre.
        Se il Paradiso non fosse stato di proprietà di “Egli”, perché si è adirato per il morso alla mela?
        Adamo era già ospite su proprietà privata!

        Ciao da luigi

        • Mi riesce difficile pensare che la sincera gratitudine possa portare alla sottomissione. Anzi, al contrario trovo che per manifestare gratitudine nei confronti di qualcuno sia necessaria una buona dose di autostima e forza interiore… ma ovviamente non tutti siamo uguali ed ognuno vive le cose a proprio modo.
          … nel Paradiso non era una questione di proprietà ma di superbia. 😉

          Ciao, buona serata.

          • Dipende da chi sia il “qualcuno” e, per il Paradiso” ognuno interpreta le cose a proprio modo e cognizione.

            Ciao da luigi

            P.S.:
            Se non si è superbi, q.b., si è sottomessi ed io sono, invero un po’ “addolcito”, ma non molto più di un leggero q.b., per il “Né dio, né Stato. Né servi, né padroni.”.

          • Secondo me per non farsi mai sottomettere è necessario avere piena coscienza di se, compresi i propri limiti.
            Essere superbi invece, significa credersi migliori degli altri.
            E quando uno si crede migliore degli altri è davvero un attimo finire nella trappola dei manipolatori (facendosi sottomettere).
            Le persone cattive sanno sempre utilizzare le debolezze altrui a proprio vantaggio, per questo è importante conoscere anche i propri limiti.
            Tra l’altro ho notato che i superbi spesso non si accorgono neppure di essere stati sottomessi tanto sono occupati a pensare a quanto sono bravi ed intelligenti…
            Ciao, buona giornata.

  6. Ecco una parola che amo tantissimo.
    Ecco un piccolo atto interiore che adoro.
    Grazie 🙂

    • …già, una parole semplice che porta molto benessere sia a chi la riceve che a chi la pronuncia. Peccato che ultimamente sia usata così poco…
      Ciao Carola, Ti auguro una lieta settimana.

  7. Ci sono varie gradazioni di superbia, fino a sfociare – al massimo della “scala” – nell’alterigia.
    Ci sono varie gradualità della/nella gratitudine, fino a raggiungere – al massimo in alto – la sottomissione.
    Migliore, peggiore, sono concetti relativi; si sta dove si sta, basta rendersene conto.
    Se si è al di sopra della media e si è migliori si comprendono i propri limiti e si tengono a bada le persone cattive.
    Naturalmente, nella classificazione di Sciascia, mi riferisco agli Uomini e non ai restanti mezzi Uomini, Ominicchi e …
    Io, mi guardo intorno ed ho stima di me stesso; non è superbia, ma valutazione soggettiva, pur con elementi oggettivi.
    Ascolto, leggo, imparo e parlo /scrivo quando so di sapere; certo non sono perfetto, ma migliorerò, almeno spero.

    Ciao da luigi

    P.S.:
    Mio padre soleva dire che la modestia è l’anticamera dell’imbecillità.
    Naturalmente anche in questo frangente ci sono varie misure di grandezza.

    • Non direi che ci sono gradazioni.
      Superbia è superbia, cioè eccessiva stima di se, inconsapevolezza dei propri limiti e disprezzo degli altri. O sei superbo o non lo sei.
      La modestia, copio da Garzanti, è una “qualità morale di chi non nutre presunzione, né si vanta dei meriti che ha.” Una cosa è non riconoscere i propri meriti, un’altra è non VANTARSENE. E a me la modestia sembra una grande forma di saggezza.
      Inoltre per gratitudine non si intende il servilismo! Quello si che è triste ed apre la porta alla sottomissione!
      Poi magari c’è un’incomprensione tra noi che nasce dall’intendere altri concetti con queste parole… l’importante è chiarirsi.
      Ciao.

      • Mi rammarico, ma non più di tanto, credimi, che Tu non sappia cogliere le sfumature della mia “penna”.
        Ricopio anch’io – ed e ciò che sottolineavo, sfumando – che : … ” Con sign. più astratto, carattere quantitativamente modesto, cioè modico, esiguo: la m. del compenso; la m. dei risultati; la m. delle sue capacità, del suo ingegno, delle sue risorse. …”.
        Non la vanità che è altra cosa, talvolta non sostenuta da elementi oggettivi, ma la consapevolezza di ciò che si è; osservando sempre e prima se stesso con spirito critico, indagatore, senza sconti.
        Poiché gratitudine è:

        gratitudine
        [gra-ti-tù-di-ne] s.f.
        • Impegno affettivo verso chi ci ha reso un beneficio, riconoscenza: nutrire, provare g. per o verso qlcu.; atto, segno di g.
        • sec. XIV


        io ho scritto che ne nutro nei confronti di chi ho citato e non altri verso i quali, semmai, indirizzo ringraziamenti.

        Ciao da luigi

        • Ogni tanto è corretto riconoscere i propri meriti per essere egregi, cioè fuori dal gregge.
          Il mio post di oggi è illuminante al riguardo di quanto io mi stimi e mi piaccio, con dati e scritti di fatto, sempre in relazione ed al confronto degli altri; molti dei quali migliori di me, ma molti di più, tantissimi, una pletora belante, al di sotto.

          Ciao da luigi

  8. Probabilmente in un momento storico, in cui l apparenza è tutto, sentire gratitudine verso gli altri implica che a noi manca qualcosa, e che quello che ci manca ci arriva dagli altri, il che in un mondo che esige individualità e il saper badare a se stessi, la gratitudine fa sentire inadeguati di base. Per quello che mi riguarda ringrazio Il Cielo tutti i giorni e chi mi dà una mano, aver gratitudine verso qualcuno porta anche a volerle bene, e il cuore si allarga 🙂

    • Credo proprio che tu abbia ragione.
      La gratitudine fa sentire inadeguati perché non siamo più abituati a considerare l’aiuto del prossimo… vediamo gli altri piuttosto come degli avversari verso cui non mostrarsi mai deboli.
      Mi piace molto la definizione che hai scelto: “aver gratitudine verso qualcuno porta anche a volergli bene, e il cuore si allarga.” Forse è per questo che quando si è grati ci si sente così bene… il cuore si allarga!
      Buona serata, a presto!

  9. Come si usa dire, conosciamo il prezzo di tutto, ma ci disinteressiamo del valore, dentro ad una civiltà che corre, probabilmente, come non ha mai fatto in passato. Corre a tal punto che non c’è nemmeno il tempo per ringraziare. Quanto al resto, inclini come siamo a ricordarci dei torti subiti, dei benefici, malauguratamente, ci scordiamo quasi subito. -Buona serata.

    • … e forse è proprio per questo che siamo tutti un po’ infelici. Sarebbe più saggio rallentare, ringraziando per il bene che si riceve e dimenticando il male subito. Sarebbe davvero così difficile?
      Ciao, è sempre un piacere ritrovarti da queste parti.

  10. Dopo lo sconcertante annunzio che la Svizzera è patria della morte mi sento di ringraziare il Signore per tutti gli acciacchi che ho, per la vita trascorsa, per la gioia di riuscire a creare progetti per domani…..perchè la vita è sorridere tra le lacrime. Per te mr. Loto che mi accogli sempre con parole serene. Arrivederci!

  11. Svegliarmi ogni mattina, è riconoscenza! Vale la pena di godere delle prime luci del mattino che rafforzano.
    Buona primavera!

  12. Beh, per portare un esempio concreto, senza toccare temi religiosi, posso raccontarti la mia ultima esperienza personale. Prima di Natale, durante una serie di controlli medici di routine, i medici avevano avanzato la quasi certezza che io fossi afflitta da un terribile male per il quale non esiste guarigione. Il fatto che mi sentissi perfettamente bene non sembrava scalfire le loro convinzioni e puoi immaginare come abbia potuto trascorrere i quasi due mesi precedenti all’intervento di biopsia, per di più proprio nel periodo natalizio. Ai parenti non avevo nemmeno avuto il coraggio di dirlo, per non rovinare loro le feste, ma i colleghi e gli amici più stretti ne erano a conoscenza e hanno fatto veramente a gara per distrarmi, tenermi su il morale, farmi parlare con specialisti di loro conoscenza, fino ad arrivare a vere e proprie veglie di preghiera. Non so proprio come avrei fatto senza di loro! Quando poi, dopo la biopsia, si è scoperto che i medici avevano preso un grosso abbaglio, mi hanno fatto una vera e propria festa, piangendo di gioia per lo scampato pericolo. Per loro ho provato una riconoscenza infinita e li ho ringraziati anche con una lettera. Alla fine, posso quasi dire che sia valsa la pena di vivere un momento così brutto, se mi ha fatto scoprire tutto il bene che così tante persone mi hanno dimostrato!

    • La vita è così. Il meglio delle persone viene fuori proprio nei momenti più difficili.
      Sono lieto che ci sia stato un lieto fine ad un’esperienza così spaventosa… e che tu abbia potuto toccare con mano l’affetto che chi hai intorno prova per te.
      Ti abbraccio e ti auguro un buon fine settimana.

  13. Credo che la gratitudine sia uno stato d’animo che comporta un legame fra chi ha fatto e chi ricevuto un favore, o un servizio. Oggi l’uomo tende sempre più a non voler dipendere da nessuno, e quindi anche la gratitudine diventa un peso, che si cerca di evitare. Talvolta aggravata dal “bisogno” di ricambiare, ed in questo caso l’egoismo mette sulla bilancia il “valore” di quanto ricevuto con quanto si dovrebbe/vorrebbe dare (ricambiare); siccome non si vorrebbe andare “in perdita”, la gratitudine finisce miseramente nel cassonetto delle immondizie.
    Ciao.

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