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Le Colpe dei Genitori

Le Colpe dei Genitori

Spesso le colpe dei genitori diventano un alibi per le mancanze dei figli.

Certo, l’adolescenza è il momento più delicato del percorso umano. È proprio in quel periodo che si formano le coscienze e le attitudini di ogni individuo. È infatti durante l’adolescenza che si inizia ad avere la consapevolezza di se stessi e si forma un’identità ben definita.

Le colpe dei genitori

In questo periodo della vita le colpe dei genitori possono avere un impatto decisivo sul carattere dei figli. Non a caso durante l’adolescenza si cerca d’istinto di staccarsi emotivamente dai genitori ed a volta ci si ribella violentemente. Il tipo di rapporto che si instaura con loro in questa fase della crescita spesso apre delle ferite che ci porteremo dietro tutta la vita.

Le colpe dei genitori più diffuse sono quelle che hanno a che fare con le esigenze emotive dei figli. Capita che gli adulti non riescano a ricoprire nel migliore dei modi il loro ruolo naturale di guide ed educatori.

Inoltre è estremamente difficile essere dei buoni genitori se prima non si raggiunge un rapporto sereno con i propri.

Credo che molti di noi, pensando all’educazione ricevuta, possano intravedere le colpe dei genitori. Sentiamo che queste mancanze, in alcuni casi più marcatamente che in altri, ci hanno creato delle insicurezze o delle paure.

Così le mancanze dei nostri genitori diventano nella nostra testa la causa dei nostri difetti e dei nostri problemi. Le colpe dei genitori diventano la giustificazione per l’astio che proviamo o per il nostro disinteressamento nei loro confronti.

Le Loro Mancanze non sono una Giustificazione per le Nostre

In realtà non accettare nel nostro cuore le persone che ci hanno cresciuto significa tradire noi stessi. Perché stiamo rinnegando una parte fondamentale della nostra vita e di noi stessi.

Ci hanno privato di affetto e presenza? Ci hanno sottovalutato oppure ostacolato? Sono stati troppo severi o al contrario troppo disinteressati a noi?

Nessuno di questi atteggiamenti sono stati voluti per ferirci.

Un padre ed una madre, prima di tutto, sono un uomo ed una donna, sono esseri umani. Come noi conducono delle battaglie, soffrono, hanno dei limiti e dei traumi sulle spalle.

Le colpe dei genitori pesano, ma in fondo hanno fatto quello che hanno potuto, quello che ritenevano giusto.

Da adulti non dovremmo più pensare a quello che non sono stati in grado di darci. Dovremmo invece offrire loro l’amore e l’attenzione con cui avremmo voluto essere trattati noi, mostrandogli quello che ci è mancato. È l’unico modo per riuscire a colmare da adulti quello di cui siamo stati privati durante l’adolescenza.

Abbandonando il risentimento che nutriamo per loro, non neghiamo l’impatto che le colpe dei genitori hanno avuto su di noi.

Impediamo però che al rancore si aggiunga altro rancore. Servirebbe soltanto a creare una spirale senza fine che ci vedrebbe in ogni caso tutti sconfitti ed amareggiati.

Lettura consigliata: Di padre in figlio di Franco Nembrini

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10 commenti

  1. Caro Loto, purtroppo c’è stata una generazione che i genitori ha troppo viziato i propri figli, il risultato si vede quando crescono, ogni cosa gli è difficile, il risultato si vede ogni giorno, questi figli irresponsabili…
    Ciao e buona giornata caro amico con un forte abbraccio e cerchiamo di sorridere:-)
    Tomaso

    • È vero, l’educazione è alla base di tutto, ma quando si diventa adulti si dovrebbe essere in grado di correggere se stessi in quei comportamenti che riteniamo dannosi o sbagliati. Non possiamo dare sempre la colpa agli altri per ciò che siamo diventati. Noi siamo prima di tutto il frutto delle nostre scelte e dei nostri pensieri.
      Ciao, buona giornata e… il sorriso non deve mai mancare!

  2. Mio padre mi diceva sempre che avrebbe potuto diventare qualsiasi cosa, compreso un delinquente…sua madre era morta quando lui aveva solo otto anni e il suo fratello maggiore tre anni dopo. Suo padre non si era mai interessato di lui, se non per privarlo di qualsiasi cosa lui avesse desiderato. A otto anni aveva dovuto occuparsi della casa, della cucina, della spesa, del bucato e a undici era anche stato mandato a lavorare. Eppure, forse per quei pochi anni trascorsi con quel vero angelo di sua madre, lui era cresciuto forte, generoso, responsabile, corretto, laborioso e anche con un grande senso dell’umorismo. Aveva amato molto mia madre e, insieme, mi avevano dato tantissimo amore. Vizi mai. Avevano la giusta autorevolezza, sapevano dire no al momento propizio, ma non mi hanno mai fatto mancare l’indispensabile e il loro sostegno.
    Io ho cercato di fare altrettanto con mio figlio, ma non è affatto facile essere genitori. I tempi sono difficili. Sicuramente anche lui ha imparato qualcosa da noi e dai suoi nonni ma, allo stesso tempo, ha acquisito una sua personalità definita, capace di compiere scelte e di effettuare ragionamenti.

    • Proprio perché non è mai facile essere genitori, esserlo sul serio, è necessario perdonare i propri, per qualunque cosa ci abbiano fatto. Tanto continuare ad essere arrabbiati serve solo a farci stare ancora male e ad imbruttirci ulteriormente.
      Esattamente come tuo padre, una volta adulti siamo noi che scegliamo chi essere.
      Ciao Katherine, ti auguro una splendida giornata.

  3. Sono riflessioni che condivido, dalla prima all’ultima parola.
    grazie

  4. Non si può essere punitivi con i genitori. No..non è possibile. Quando guardo la mia mamma, cosi vecchina, cosi magra, cosi spaventata quando si rende conto di non ricordarsi le cose. Come potrei. Che atto contro natura. Io l’accarezzo, le ripeto le cose come se niente fosse e la incoraggio dicendole che anche io mi scordo tutto. La mia mamma mi ha lasciato quando avevo 2 anni. Mi ha lasciato non so bene dove e come, ma è andata via. Nessuno ha mai avuto il coraggio di dirmi cosa è successo, so solo che mi mancava. Non potevo sentire pronunciare la parola mamma, ma io da sola la ripetevo sottovoce. Mi ha lasciato con il mio babbo. Si è pero pentita di questa fuga, disperatamente, ma purtroppo per punire lei, hanno punito anche me. L’ho rivista quando avevo 6 anni. Una volta alla settimana, il giovedi. Non si aspetta niente da me, la vedo. Ma io la coccolo e non le faccio mancare niente e sopratutto, le voglio bene. Questo è il mio caso, ma non giustifica i comportamenti dei genitori. Piu che nell’adolescenza, dove i ragazzi sono già formati, il pericolo è per i bambini piccoli, da 0 a 10 anni, che si ritrovano vittime di educazioni prevaricanti che possono causare ribellioni nell’età dell’adolescenza. E’ difficile dare un giudizio, ognuno ha le sue responsabilità. Ma un adulto ne ha sicuramente di piu’, e deve avere il tempo e la capacità di farsi ascoltare ma soprattutto di ascoltare, di guardare negli occhi, di abbracciare la propria creatura.

    • Il tuo commento è talmente dolce che mi ha commosso. Purtroppo però non tutti possiedono la tua sensibilità e la tua delicatezza. Sarebbe bello se fosse così.
      Un abbraccio.

  5. Io sono la prova vivente che non sempre le cose vanno in questo modo. Ho avuto un padre assente, egoista ed egocentrico, incapace di provare empatia, nonostante abbia cercato da adulta un riavvicinamento, con le migliori intenzioni, ho miseramente fallito. Malgrado questo ho cresciuto mio figlio all’insegna del dialogo, della condivisione e della presenza costante e mai invadente. Certo sono filtrate anche le mie debolezze e fragilità, ma almeno non mi sono finta la roccia sulla quale aggrapparsi senza paura di cadere. Ora, da adulto, lui continua a cercare questo dialogo. Anche se ha ormai una vita sua, geograficamente distante dalla mia, questo legame e questa complicità, restano indistruttibili.

    • Sono felice per tuo figlio. Probabilmente la tua esperienza di figlia ti ha aiutato ad essere una madre migliore.
      Mi spiace che il tuo tentativo di riavvicinamento a tuo padre sia fallito, purtroppo in alcuni casi è impossibile cambiare le persone. Ciò non toglie che tu possa continuare a provarci. Spesso il tempo che passa aiuta anche le persone più egoiste a comprendere cosa davvero conta nella vita.
      Ti abbraccio!

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