Psicologia

Desiderare Quello che non si ha

Perché si vuole sempre quello che non si può avere

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Desiderare Quello che non si ha

Desiderare quello che non si ha è un atteggiamento molto diffuso, specialmente in questa epoca. Nonostante la possibilità di disporre di molto più del necessario, c’è sempre qualcosa che vorremmo avere.

Desiderare quello che non si ha

 

Anche la società in cui viviamo, fondata sul consumismo, spinge gli individui a desiderare quello che non si ha. Il volere sempre di più infatti, ci costringe a lavorare di più per avere più soldi da spendere in continui desideri materiali. Comprare nuovi oggetti per sostituire quelli vecchi, anche se ancora perfettamente integri, consente alle industrie e all’economia di non fermarsi mai.

Il fatto di desiderare quello che non si ha non si ferma però solo agli oggetti ma include anche le persone. Non è un caso che il tradimento all’interno delle coppie sia all’ordine del giorno.

Se ci pensi, tutti i problemi delle società a cui stiamo assistendo nascono dal desiderio mai sazio di avere di più o qualcosa di diverso. Eppure l’appagamento più profondo nasce essenzialmente dalla qualità di ciò che desideriamo, non dalla quantità.

Desiderare Quello che Non si Ha: Una Storia per Riflettere

Ho letto da poco una bella storia che attraverso una metafora fa riflettere su quanto sia sciocco desiderare quello che non si ha.

“Un uomo, camminando di notte lungo una spiaggia, è immerso nei suoi pensieri. Non si sente soddisfatto della sua vita e pensa a ciò che potrebbe renderlo felice. Tutto cambierebbe con un lavoro di prestigio, una bella macchina, una grande casa e una moglie bellissima. Mentre è assorto in questi pensieri, l’uomo inciampa in una borsa piena di pietre.

Immerso nell’oscurità, incomincia a giocare con le pietre contenute nella borsa. Ogni volta che pensa a un “se avessi … sarei felice” getta una pietra in mare. Alla fine della passeggiata, nella borsa resta una sola pietra che l’uomo decide di conservare.

Il giorno dopo, con la luce del sole, l’uomo si rende conto che la pietra era in realtà un diamante molto prezioso. In quel momento realizza di aver gettato per gioco in mare molti diamanti, senza accorgersi del loro effettivo valore.”

Effettivamente, gli uomini tendono ad interpretare in modo superficiale il vero senso della felicità. Desiderare quello che non si ha porta spesso ad associare la felicità al benessere economico o all’eventuale realizzarsi di eventi futuri.

Così facciamo tutti. Sogniamo di avere quello che non abbiamo, senza renderci conto del reale valore di quello che possediamo già. In realtà la felicità è molto più vicina di quanto si crede.

Dovremmo imparare a valutare meglio ogni aspetto della nostra vita. Invece di continuare a desiderare quello che non si ha la gente dovrebbe riconoscere i suoi diamanti, prima di gettarli via senza capirne il valore. Perché è indubbio che ognuno di noi ha già una borsa piena di diamanti.

Lettura consigliata: Ricordati di sorridere di Daniele Di Benedetti

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18 Commenti

  1. Mister Buon 2 giugno e desidero in questo momento il tuo bene
    Di diamanti ne ho tanti nella borsa ma ho anche una valigia datami al mio battesimo ma era senza chiave
    La chiave me l’ha data il vescovo alla cresima e ho potuto aprirla e era piena di doni che ancora oggi mi godo
    Che vuoi agognare di più….

    1. Sei una persona fortunata Andrea e non per la tua valigia piena di diamanti, tutte ne possediamo una, ma perché sei consapevole di averla! Non è cosa da poco con i tempi che corrono! 😉
      Ciao, a presto.

  2. E’ una bella storia. La mia vita mi piace abbastanza anche se ammetto che anche io faccio il pensiero in merito al denaro. Ma più che altro se ne avessi un pò di più per poter smettere di lavorare e godermi famiglia e la vita, il mondo, invece che passare tanto tempo della mia vita “in gabbia” perchè come dici tu si desidera spendere anzichè accontentarsi. Serena giornata

    1. Cerca di cambiare il tuo approccio. Se, per il momento, non puoi smettere di lavorare cerca di non vedere il tuo lavoro come una gabbia. A volte basta guardare le cose in modo diverso per sentirsene meno oppressi. Ci sarà pure qualcosa che ti piace dell’andare a lavoro! La strada che fai per arrivarci, la pausa caffè, le chiacchiere con i colleghi… cerca di trovare il bello e concentrati su quello!
      Un abbraccio.

  3. Leggendo ho percepito un grande riferimento all’ultimo dei comandamenti,proprio attraverso la parola “desiderio”…che è quella in cui viene spesso ripetuta nel contesto del post.”Non desiderare la roba d’altri “…e poi un tuo accenno al “tradimento” che quasi comprende anche il penultimo dei comandamenti “non desiderare la donna d’altri”…avendo in comune ( e non solo )il verbo desiderare… Benigni ha fatto un bel “monologo ” su questi comandamenti per poi portarci fondamentalmente a conoscere l’Amore che movimenta i comandamenti stessi e la vita di tutti noi .Forse sotto l’aspetto di “qualità ” l’Amore,il desiderio di amare e sentirsi amati spinge anche sotto una inconsapevolezza quantitativamente!?

    C’è un grande collegamento che emerge forte in questi ultimi post ,la possibilità di sentirsi felici elevandosi e migliorandosi spiritualmente e quotidianamente attingendo dai propri diamanti oppure prolungare il tempo di separazione tra paglia e oro (cit.S.Agostino) sperando di trovarne la giusta consapevolezza…un bel modo per cercare di realizzare se stessi …

    1. Hai fatto tutte osservazioni molto azzeccate ed hai spiegato tutto talmente bene che ho poco da aggiungere. Si, sono fermamente convinto che la felicità, intesa come profonda serenità d’animo,si possa cogliere in questa vita soltanto salendo di un gradino rispetto alla materialità a cui siamo così abituati. Quando guardi dall’alto le cose del mondo che, per loro natura, si perdono nel tempo e prima o poi scompaiono, impari ad avere una pace interiore che niente e nessuno potrà mai portarti via.
      Buona serata.

  4. Ciao Mr Loto, chissà perché sono passata a trovarti dopo tantissimo tempo e mi sono ritrovata questo articolo? Coincidenze? O forse no. Sto attraversando una fase della mia vita in cui sto analizzando le pietre per capire se sono davvero diamanti. Alcuni ne ho la certezza; altri saranno rubini, smeraldi… altrettanto importanti ma non tanto da tenerli nel sacco?! Perché comunque il sacco non potrà essere troppo pieno di diamanti altrimenti diverrà pesante e difficile da portare con sé. No? A presto, virtuos@mente. 🙂

    1. Oh, della pesantezza del sacco non devi preoccuparti… purtroppo ha un piccolo foro, il tempo, e qualche pietra preziosa scivola via da sola, anche se non vorremmo.
      A presto.

  5. Sì hai ragione!!!! Ci sono quelle persone sempre scontente. Bisogna vedere il positivo nella nostra vita e solo così ci accorgeremo di quanto siamo fortunati!!!

    1. Proprio così. Tra l’altro chi è sempre scontento non diventerà mai contento… nemmeno quando otterrà quello che desidera! 😉
      Ciao Maria, ti abbraccio.

  6. Certamente un bel post e discorso condivisibile, ma lascia spazio a mio modo di vedere anche a scenari a cui forse non pensiamo subito. Vedo ottimo questo discorso per una borghesia annoiata e ricca di oggetti, che ha una vita agiata e a cui probabilmente non manca lavoro e una casa. Dunque presi dal tedio della vita, ad un certo punto ci si accorge di avere il cuore vuoto. In quest’ottica la storia raccontata è perfetta e fa presa. Presi dalla morsa dell’avere sempre di piu, chi ha un minimo di “occhio” puó accorgersi di essere finito nel ciclone del consumismo e dunque, puó iniziare il desiderio di uscirne. Il non desiderare altro “salva” per il momento da questo processo di riconoscimento ormai iniziato, ma non è sufficente. Si cerca di autoconvincersi che “siamo giá nella felicitá”, non c’è bisogno di desiderare altro perchè abbiamo tutto ció che serve per essere felici. Quello che in realtá manca è un cuore felice, felice di esistere, felice di essere come si è. Felice di sapere che quel che sente è un riflesso del Tutto. Non desidera la roba e ladonna/uomo “degli altri” in quest’ottica indica “hai gia tutto”, “beati (cioe godi) di quello che hai”. Desiderare ció che hanno gli altri – qualsiasi cosa essa sia – è dannoso perche genera invidia, inasprisce e ci porta a chiuderci, dimenticando la generositá e che il dare è meglio dell’avere.

    Da questo scenario restano fuori tutti i poveri veri: il cui desiderio è sacrosanto, di avere un lavoro, di avere un tetto, di trovare degli affetti, di riuscire a donarsi agli altri per quel che si è senza ferire e senza ferirsi. Per costoro i desideri sono speranza, non hanno scelta, si attaccano ad un futuro incertissimo e combattono con tutto se stessi, domando se stessi per poter incontrare una condizione di vita migliore.

    Certo nella storia i diamanti sono le nostre bellezze, i nostri aspetti positivi, tutto il bello che c’è dentro di noi, che non va gettato ma guardato e custodito e poi semmai offerto a qualcuno. E su qiesto sono chiaramente d’accordo con la storia.

    Ho visto peró ricchi di “averi” generosi e fantastici e finti poveri di oggetti che purtroppo, erano ricchi dentro di orgoglio, presunzione e arroganza. Credo che a prescindere da quello che jno di materiale ha a disposizione, ció che fa la differenza sia proprio l’atteggiamento interiore, l’attaccamsnto profondo a quel tanto o piccolo che si ha ( si puó avere tanto, ma non esserci cosi attaccati) e la capacitá di saperlo donare e farne dono anche per gli altri. Questo fa la differenza. Vendere tutto puo non servire a guadagnare questa liberta spirituale e questa capacita di agguantare il centro vero del discorso, e magari un miliardario ricco e famoso puo aver compreso che tutto quell’avere davvero è ben poca cosa e sa farne dono per gli altri (e cosi giovera fantissimo anche a se stesso).

    Se Ferrari non avesse desiderato di costruire un azienda e di fare le corse (disobbedendo alla madre che gli gridava “quando ti cerchi un lavoro vero?”… Avete visto il film della sua storia?) non avrebbe “dato lavoro” ad altri dandogli la possibilita di impiegare i propri talenti e di coltivare e lavorare sulle proprie passioni. Ci sono desideri importanti da seguire e chi ha il coraggio ed il carattere di farlo, lo deve fare. Non ne va solo del bene suo, ma di tante persone che ancora non conosce.

    Per questo non trovo del tutto negativo “desiderare” quello che ancora non si ha, dandogli il giusto valore. Sono desideri profondi che fanno muovere passi, che fanno costruite cose, che fanno incontrare persone nuove, scoprire cose nuove… Insomma un sacco di bene, che i soldi soltanto sono la minima cosa (sono quello che ci permette di continuare su quella strada). Per mia fortuna ho conosciuto e conosco amministratori delegati che fanno questi discorsi nelle loro riunioni, che dimostrano di aver compreso ció che conta davvero.

    Perdonami la ljnghezza del post, ma mi fa piacere condividere il mio personale punto di vista, che messo in fila assiemr a quello degli altri puó contribuire a generare qualcosa di positivo. E grazie per il tuo blog che è sempre un blog pieno di spunti di riflessione!

    🙂 Ora mi zitto. Adios amigo MrLoto! Sorry for my long message 🙂

    1. È ovvio che la speranza serve a migliorare la propria condizione. La speranza serve a vivere. Ma cercare di migliorare noi stessi e la nostra condizione non esclude il fatto di apprezzare ciò che già abbiamo.
      Ti faccio un esempio. Faccio un lavoro che non mi permette di guadagnare come vorrei quindi, mentre continuo a svolgerlo, ne sto cercando uno migliore. La differenza sta nel mio modo di approcciarmi al presente. Puoi pensare “Odio il mio lavoro, non posso comprarmi l’i-Phone come i miei amici, non posso mai andare in vacanza. È uno schifo, il mondo è ingiusto!” oppure “Il mio lavoro mi permette di vivere dignitosamente e sono già fortunato rispetto a chi non ce l’ha. Però vorrei potermi concedere qualcosa in più, quindi spero di trovare un lavoro che mi permetta di guadagnare di più.”
      Sembrano sottigliezze ma ti assicuro che l’approccio del pensiero cambia tutto nella vita. Inoltre dobbiamo sempre valutare attentamente i nostri desideri. Per restare nell’esempio precedente, vale davvero la pena di avere più soldi da spendere in cose non indispensabili?
      Ovviamente poi, ci sono i casi limite in cui non si raggiunge l’indispensabile ed è quindi giusto e necessario desiderare di più.
      Il punto è che chi non apprezza ciò che ha già, non troverà la pace interiore ottenendo ciò che vorrebbe. Spesso pensiamo che una cosa ci renderà felici ma non lo farà o lo farà in modo superficiale e passeggero. Quello che ci serve per essere felici possiamo trovarlo solo dentro di noi.
      Ti lascio una meravigliosa riflessione di Tiziano Terzani, un’altra mente che ritengo illuminata. Trovi il video qui.

      1. Apprezzo Tiziano Terzani. Chiaro il tuo messaggio, “non è buono legare (cioè far dipendere) la pace interiore da cose materiali o da desideri da compiere”. Giustissimo, mi trovi perfettamente allineato. La pace interiore, essendo una cosa squisitamente spirituale, vien da se che non puó essere legata agli oggetti o a situazioni esteriori ed esterni a noi. Nessuna persona potrá darti la Pace se tu giá non la custodisci nel cuore, nessuno status sociale, nessun bene materiale. L’importante è comprendere che la disponibilitá e l’utilizzo di un oggetto, non sono di impedimento alla Pace, ma devono avere il loro giusto posto: sono solo oggetti da usare, a cui non attaccare il cuore. Senza “dannarsi l’anima per averli”.

        Mi sono venite alla mente queste parole bellissime e sempre vere:

        «Perciò vi dico: per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito? Guardate gli uccelli del cielo: non seminano, né mietono, né ammassano nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non contate voi forse più di loro? E chi di voi, per quanto si dia da fare, può aggiungere un’ora sola alla sua vita? E perché vi affannate per il vestito? Osservate come crescono i gigli del campo: non lavorano e non filano. Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. Ora se Dio veste così l’erba del campo, che oggi c’è e domani verrà gettata nel forno, non farà assai più per voi, gente di poca fede? 31 Non affannatevi dunque dicendo: Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo? Di tutte queste cose si preoccupano i pagani; il Padre vostro celeste infatti sa che ne avete bisogno. Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta.»

  7. Mandela desiderava la libertá per se e per il suo popolo: “desiderare quello che non si ha”, non sempre è male 🙂 ma bisogna avere il coraggio di attraversare tante sofferenze. Piú abbiamo questo coraggio e questa forza, piú vedremo con i nostri occhi grandi vittorie.

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