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Le Convenzioni Sociali

Cosa sono e a cosa servono

Le Convenzioni Sociali

Le convenzioni sociali sono delle norme accettate tacitamente dalla maggior parte degli individui che formano una società. Queste norme però, sono inserite in un tempo e in un luogo ben definito, e possono cambiare con gli anni oppure se ci si sposta da un luogo ad un altro.

Le convenzioni sociali

Sostanzialmente, le convenzioni sociali si evolvono e cambiano con la cultura del popolo in cui sono definite. Oggi che abbiamo la possibilità di viaggiare e di conoscere il mondo attraverso la tecnologia, lo sappiamo bene. Un comportamento ritenuto normale nella nostra nazione potrebbe non esserlo all’estero. Ad esempio, soffiarsi il naso in pubblico in Giappone è ritenuta una mancanza di rispetto, mentre da noi è assolutamente normale.

Una tra le convenzioni sociali più diffuse nella nostra società è lo scambio di regali in certe ricorrenze. Ma anche certe forme di saluto, che forse cambieranno dopo la pandemia, o certi atteggiamenti, da molti ritenuti ipocriti, in alcune circostanze.

Le convenzioni sociali però, per quanto a volte possano sembrare noiose e costrittive, hanno una loro utilità.  Se ci pensi, permettono alle persone, tutte molto diverse tra loro, di convivere più o meno pacificamente.

Una Questione di Differenze

Avete mai pensato a quanto ogni singolo individuo sia un mondo a parte, frutto di esperienze, pensieri e convinzioni diverse dalle nostre? Se non ci fossero delle norme sociali, queste differenze potrebbe facilmente degenerare in qualsiasi forma di disordine.

Siamo abituati a relazionarci con le altre persone avendo come punto di riferimento il nostro bagaglio personale, le nostre impostazioni etiche. Ecco perché quando entriamo in contatto con qualcuno che non rispetta le convenzioni sociali reagiamo in modo negativo. Tendiamo ad emarginare e criticare queste persone, convinti di essere nel giusto.

Nella vita quotidiana, ci sono enormi differenze tra una persona e l’altra, spesso con convinzioni estreme e fortemente radicate.  Sembra incredibile che la convivenza sia possibile. Probabilmente se ognuno di noi fosse dotato di buon senso non avremmo bisogno di regole convenzionali. Ma, come abbiamo detto, siamo tutti diversi e dobbiamo accettare che non tutte le persone sanno usare il buon senso. Ecco perché il rispetto reciproco dovrebbe portarci ad avere l’accortezza di affidarci alle norme sociali per il quieto vivere.

Queste norme sono dunque, in linea generale, utili e perfino necessarie al buon funzionamento della società. Tuttavia ce ne sono altre che possono diventare una vera e propria trappola che rischia di farci vivere nella finzione, rendendoci insoddisfatti della nostra vita. Ad esempio, per adeguarsi a ciò che la società impone, molti si snaturano totalmente o passano l’esistenza a subire relazioni che detestano. Far finta di essere diversi da ciò che non si è, non serve mai a nulla.

Anche per quanto riguarda le convenzioni sociali, insomma, è necessario usare la testa, senza attenersi ciecamente a tutte le regole che ci vengono suggerite.

Lettura consigliata: La fatica di essere sé stessi di Alain Ehrenberg

La fatica di essere se stessi. Depressione e società

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7 Commenti

  1. Vuoi sapere che penso di queste cose?

    Che l’uomo è sempre stato uguale a se stesso, e in ogni secolo si è semplicemente mascherato esternamente in maniera diversa. Molto semplice: ecco cos’è la moda, travestimento. È un carnevale esteriore che poi finisce per determinare certamente anche un certo carnevale interiore. Adesso magari c’è sta moda dei pezzi di stoffa intorno al collo, chiamate cravatte, in altre epoche c’erano altri gingilli ma non cambia la sostanza.
    Gli uomini sono sempre uguali a se stessi, per questo la storia si ripete e per questo scrittori e filosofi e chissia che hanno “studiato” nel senso di osservato la natura umana, hanno scritto cose senza tempo, sempre valide, proprio perchè hanno scavato sotto l’apparenza momentanea del proprio secolo.

    Per questo sant agostino o altri, sono esistiti in passato ma esistono tutt’oggi e leggere i loro scritti è come parlare con loro e quello che dicevano, che era valido nella loro epoca, è certamente valido anche nella nostra e nelle epoche future.

    Chi comprende questo, in fondo puó pure mettersi una cravatta perchè non le dará inportanza e metterla o non metterla sará per lui esattamente la stessa cosa, in quanto nei rapporti andrá piu a fondo di cio che vede con gli occhi. Questo intendo, per chi per forza per il lavoro che svolge deve mettersela e partecipare a quel carnevale. Ma se comprende questo, partecipera al carnevale senza farsi toccare il cuore e potrá mantenersi non contaminato dal carnevale stesso.

    1. Quanto mi piace leggere commenti come questo! Oltre a quello che hai scritto, oltre alle parole, si percepisce quanto siano sentiti e veri i concetti che hai esposto. Diciamo che è evidente il tuo coinvolgimento emotivo, e questo è bellissimo perché mi dà la certezza che è qualcosa che sai davvero, nel senso che l’hai appurato oltre ad averci pensato!
      Grazie Lorenzo, buon fine settimana.

  2. Per mia natura non amo le convenzioni, a partire dal sentirsi obbligati a far festa o scambiarsi gli auguri nelle ricorrenze che non mi appartengono. Alcune le accetto come si dice ‘per il quieto vivere’, anche se la quiete l’attribuisco a ben altro. Mi piacciono le persone con pochi filtri, che sotto un’apparenza spigolosa mostrano, ad uno sguardo più attento, una grande sensibilità ed autenticità. p.s. come fanno i giapponesi quando hanno il raffreddore? 🙂 buon fine settimana

    1. Sai che anche a me piace quel genere di persone? A volte essere autentici comporta dei risvolti che alla maggior parte della gente non piacciono perché dire ciò che si pensa ed evitare certe convenzioni perché le si ritengono inutili può risultare sgradevole a chi è abituato a vivere di apparenze. Diciamo che comunque i simili si attraggono e le persone che frequento volentieri sono esattamente come le hai descritte tu, ” sotto un’apparenza spigolosa mostrano, ad uno sguardo più attento, una grande sensibilità ed autenticità”.
      Buon fine settimana.

      P.S. I giapponesi quando hanno il raffreddore portano le mascherine (le portavano anche prima della pandemia…) per non contagiare gli altri e per soffiarsi il naso cercano di appartarsi in modo da non essere visti da nessuno.

  3. Io amavo fare i regali, li “pensavo per la persona”. Poi ho colto il significato di un regalo. Quello che c’è dietro e cioè molto spesso il niente. Appunto i convenevoli. Quindi mi sono piano piano rassegnata e non ho più “cercato” un regalo ma cercato la bella figura non pensando proprio nulla se non a spendere poco. Non credo nemmeno ci sia rispetto reciproco perchè mentre io rispetto gli altri e cerco il “quieto vivere” gli altri se ne sbattono e fanno ciò che vogliono ma alla prima cosa che urta sono subito da te a comunicarti il loro disappunto. Sinceramente mi sono stufata e mi relaziono poco anche coi vicini. Serena giornata e buon fine settimana

    1. Lo capisco. Quando le convenzioni sono spinte oltre il necessario diventano delle ipocrisie che le persone genuine fanno fatica ad accettare. È bello fare regali, ma bisognerebbe farli non quando è un obbligo ma quando è una scelta. Non hai idea del sorriso che suscitano regali, anche piccolissimi, consegnati a qualcuno fuori dalle feste comandate dicendo “l’ho visto e ho pensato che ti sarebbe piaciuto” oppure “sapevo che ti serviva”. 🙂
      Ciao Ely, ti auguro anche io un lieto fine settimana!

      1. Eh sì concordo con te … il bello è quello, fuori dalle feste comandate e “l’ho pensato per te”. E’ ciò che amo di più. Serena giornata

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