Religione

Don Dolindo Ruotolo, il Nulla di Dio

Il sacerdote dell’umiltà e della resilienza

Don Dolindo Ruotolo

Dolindo Ruotolo, più conosciuto come don Dolindo, nasce a Napoli nel 1882, quinto di undici figli. Il nome, così particolare, gli è profeticamente imposto dal padre, deriva dal latino doleo, sentire dolore, soffrire. Quel nome è come una profezia sulla vita di quello che sarebbe diventato uno dei sacerdoti più sofferenti della Chiesa Cattolica.

Don Dolindo Ruotolo

Il dolore nella sua vita inizia presto. A soli 11 mesi di vita, don Dolindo Ruotolo viene sottoposto a un intervento chirurgico alle mani e all’asportazione di un tumore dalla guancia. Le cose non vanno meglio nel corso della sua infanzia. Il padre è severissimo e avaro, i pochi soldi e la famiglia numerosa costringono il ragazzo a crescere soffrendo la fame. Non ha scarpe, né abiti sufficienti a scaldarsi. Non gli viene data nemmeno la possibilità di andare a scuola, impara a leggere e a scrivere dalle sbrigative lezioni del padre.

Quando ha quattordici anni i suoi genitori si separano e lui viene mandato nella Scuola Apostolica dei Preti della Missione. Nel 1905 diventa sacerdote.

Mandato a Taranto, don Dolindo Ruotolo subisce continui soprusi da un altro sacerdote che lo mortifica continuamente e davanti a tutti, ma non si ribella. Il giovane sopporta l’umiliazione con un’incredibile forza interiore, interpretando quella cattiveria come un mezzo scelto da Dio per forgiarlo nello spirito.

Quando viene trasferito a Molfetta, sente perfino la mancanza di quelle continue vessazioni diventate ormai una vera e propria palestra della fede.

La Sospensione dai Sacramenti

Nel 1907 gli viene chiesto un parere sulle presunte doti di veggente di una donna di Catania. Don Dolindo la osserva per diverso tempo e la confessa. Le crede, anche se la donna afferma di vedere una “manifestazione dello Spirito Santo in forma di bambino”. La relazione positiva del sacerdote viene male interpretata dal Sant’Uffizio, che lo accusa di essere un “eretico formale e dogmatizzante”, sospendendolo dai sacramenti.

Espulso dalla Comunità, è sottoposto a perizia psichiatrica, in cui risulterà sano di mente, e a esorcismi. La stampa riporta i fatti in modo distorto e il sacerdote si ritrova solo ed emarginato.

È proprio in questo periodo don Dolindo Ruotolo inizia a manifestare capacità soprannaturali. L’uomo scrive quel che gli viene rivelato da santa Gemma Galgani e sente Gesù che gli parla dall’eucarestia.

Con l’aiuto di altri sacerdoti chiede una revisione e nel 1910 viene riabilitato. Ma le sue persecuzioni non finiranno qui, i suoi scritti e la sua teologia saranno criticati aspramente, sarà processato, condannato e nuovamente costretto all’esilio.

Matura l’idea che il contatto consapevole dell’uomo con Gesù sia il rimedio ai mali che affliggono gli esseri umani di tutto il mondo.

Definitivamente riabilitato nel 1937, viene assegnato come parroco a Napoli, nella chiesa di S. Giuseppe dei Nudi. Già piegato dall’artrosi, nel 1960 ha un ictus che gli paralizza la parte sinistra ma che non lo ferma. Muore 10 anni dopo nella stessa città in cui era nato.

Don Dolindo Ruotolo, Il Nulla di Dio

Don Dolindo Ruotolo amava definirsi “il nulla di Dio” nonostante la sua grandezza spirituale. Aiutava soprattutto i reietti, poveri e malati, ai quali prescriveva giocosamente ricette per la guarigione: «balsamo di unione alla divina volontà con gocce luminose di Ave Maria».

Nel tempo si raccolsero intorno a lui moltissime persone di cultura che diffusero i suoi insegnamenti e i suoi numerosi scritti.

Le sue qualità umane e le sue doti taumaturgiche e mistiche gli furono riconosciute perfino da Padre Pio. Questo redarguiva i fedeli di Napoli dicendo: «Andate da padre Dolindo, è un santo sacerdote!»

Nel 1965, il sacerdote predisse il papato di Giovanni Paolo II. Sul retro dell’immagine di una Madonna inviata a un diplomatico polacco scrisse: “Ora la Polonia libererà il mondo dalla più tremenda tirannia comunista. Sorge un nuovo Giovanni, che con marcia eroica spezzerà le catene, oltre i confini imposti dalla tirannide comunista. Ricordalo. Benedico la Polonia.”

A don Dolindo Ruotolo sono stati attribuiti eventi di bilocazione e un’infinità di guarigioni miracolose.

Non è un caso che sia in corso il processo per la sua canonizzazione.

L’Atto di Abbandono

Don Dolindo ripeteva spesso: «quando sarò morto, venite da me, bussate 3 volte sulla mia tomba e io vi risponderò». La lastra della sua tomba è consumata dalle nocche dei fedeli che pregano per la sua intercessione.

Ma la cosa più bella che don Dolindo ci ha lasciato è l’atto di abbandono di cui riporto qui l’ultima parte.

“Nessun ragionatore ha fatto miracoli, neppure tra i santi. Opera divinamente chi si abbandona in Dio. Quando vedi che le cose si complicano, dì con gli occhi dell’anima chiusi: «Gesù pensaci tu!». Fa così per tutte le tue necessità. Fate così tutti e vedrete i grandi, continui e silenziosi miracoli.”

Lettura consigliata: «Gesù, pensaci tu!». Vita, opere, scritti & eredità spirituale di don Dolindo Ruotolo di Grazia Ruotolo

«Gesù, pensaci tu!». Vita, opere, scritti & eredità spirituale di don Dolindo Ruotolo nel ricordo della nipote

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9 Commenti

  1. Non conoscevo la sua storia. Poveretto quanta pazienza a sopportare una vita così. Tanto do cappello, non credo cel’avrei fatta … un credo molto forte deve aver avuto. Serena giornata

    1. Sì, stranamente la storia di questo piccolo grande sacerdote non è molto conosciuta e l’ho voluta riportare qui perché è un grande esempio di fede e umiltà.
      Ciao, buon fine settimana.

      1. Sì è un grande esempio di fede ed umiltà. Gran bell’esempio e sono contenta di aver letto la storia. Mi fa pensare e riflettere. Serena giornata

  2. Mister conoscendo la vita di Santa Gemma Galgani ho incontrato anche di Ruotolo che ha parlato di lei alcuni stracci dei suoi scritti io Trovati nel convento dove la santa Ha trascorso la sua vita a Lucca. Grazie del racconto della vita di Ruotolo

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