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Cosa ci Insegna il Carnevale

Perché si festeggia e cosa rappresenta

Cosa ci Insegna il Carnevale

Ormai nessuno si chiede a cosa serve e cosa ci insegna il Carnevale.

Il Carnevale, con la sua allegria scatenata, le maschere, le frittelle e i festeggiamenti sfrenati, è diventato una festa popolare ampiamente celebrata in tutto il mondo.

Cosa ci Insegna il Carnevale

La parola carnevale deriva dalla frase latina carnem levare che significa letteralmente “eliminare la carne”. Il martedì grasso, infatti, si chiama così perché dovrebbe essere l’ultimo giorno prima del digiuno quaresimale, periodo in cui non si mangia carne e si pratica appunto il digiuno tutti i venerdì.

Per capire cosa ci insegna il Carnevale, dobbiamo tornare alla sua dimensione spirituale, radicata nella tradizione cristiana. Questa dimensione della festa viene oggi del tutto trascurata mentre ci si immerge nei piaceri della festa ed è una grave perdita.

Questa festività, che trova le sue radici nelle antiche celebrazioni pagane che annunciavano il risveglio della natura dopo l’inverno, ha assunto nel tempo un significato più profondo nella tradizione cristiana. È considerato l’ultima esplosione di eccessi prima del periodo di astinenza e meditazione della Quaresima. Quest’ultima rappresenta i 40 giorni di preparazione alla Pasqua, la festività cristiana della risurrezione di Gesù Cristo. il Carnevale dovrebbe sempre essere seguito dal periodo della Quaresima, che è un momento di riflessione, di rinuncia e di preparazione spirituale.

Tuttavia, se oggi ci chiediamo cosa ci insegna il Carnevale è perché la sua moderna celebrazione sembra essersi distaccata dal suo significato originario. Oggi, le strade sono piene di colori e maschere, le feste e il cibo sono abbondanti ma spesso si perde di vista la connessione con il periodo di autocontrollo e riflessione che dovrebbe seguire.

Il Carnevale e la Quaresima

Mentre il Carnevale è rimasto un’occasione per indulgere nei piaceri e nell’eccesso, il periodo successivo di digiuno, preghiera e carità è andato in disuso. In generale, tutte le tradizioni legate al divertimento sono diventate predominanti, mentre quelle legate all’educazione dello spirito sono state in larga parte dimenticate.

Cosa ci insegna il Carnevale ora che abbiamo perso l’equilibrio tra l’abbondanza e la penitenza? Niente, è una festa senza alcun senso se non quello di gozzovigliare, bere e travestirsi.

In passato, il Carnevale era un’opportunità per esplorare la dualità dell’esistenza umana: la gioia e il dolore, il peccato e il pentimento, la superficialità e la profondità dell’essere. Concentrandoci esclusivamente sul divertimento, abbiamo dimenticando il significato più importante. Come in molte altre occasioni, la dimensione spirituale è spesso relegata in secondo piano, mentre l’attenzione è rivolta ai festeggiamenti esterni e al godimento dei piaceri sensoriali.

La società moderna sembra aver dimenticato cosa ci insegna il Carnevale e che la rinuncia e la riflessione sono elementi essenziali per lo sviluppo personale. In un’epoca in cui il consumismo e il godimento immediato prevalgono, la Quaresima offre un contrappeso prezioso, un’opportunità per esplorare la propria interiorità e la connessione con il divino.

Serve Equilibrio

La sfida attuale è riscoprire il significato spirituale di questa festa, bilanciando il divertimento con un successivo periodo di continenza. Questa riscoperta può portare a una celebrazione più completa e significativa, che va oltre la superficialità delle feste moderne. Invece di abbracciare solo quello che è legato al godimento e all’eccesso, dovremmo cercare di riscoprire l’equilibrio e il senso di certe tradizioni.

Solo così capiremo cosa ci insegna il Carnevale: dobbiamo vivere questa vita con allegria ma anche con la consapevolezza della nostra natura transitoria e della necessità di una crescita spirituale.

Questa festa ci invita a celebrare la vita ma anche a riflettere sulla nostra interiorità, a cercare una felicità duratura e a riconoscere la complessità della nostra umanità. In un mondo che spesso si concentra solo sui piaceri effimeri, il Carnevale ci offre un prezioso insegnamento sulla ricerca di un equilibrio più profondo e significativo nella nostra esistenza.

Lettura consigliata: Quaresima. Il suo senso, oltre la rinuncia di Karl Rahner

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7 Commenti

  1. Purtroppo buonsenso ed equilibrio si sono persi ai giorni nostri. Si pensa al divertimento e non si va oltre. Personalmente il Carnevale non mi è mai piaciuto particolarmente. Non mi sono mai mascherata e non ho mai fatto scherzi. Al massimo, da bambina e da ragazzina, tiravo un po’ di coriandoli. A quei tempi però si usavano dei bastoni di plastica che i ragazzini maschi usavano per picchiare in testa le ragazzine e quindi, dopo qualche bastonata, scappavo a casa.
    Benché non avessi mai fatto o detto nulla contro il Carnevale, anche a mio figlio non è mai piaciuto e non gli è mai interessato nemmeno lanciare coriandoli o mascherarsi. Sicuramente entrambi, e anche mio marito, ci siamo più occupati di riflettere sulla nostra interiorità e di cercare la serenità in altre situazioni.

    1. Credo sia giusto anche divertirsi, mascherarsi e indulgere nelle varie golosità, quello che conta è però avere sempre un “contrappeso”. Se ai momenti di leggerezza non corrispondono altrettanti momenti di profondità si rischia di vivere nel nulla, finendo per perdersi.
      Detto questo, come puoi immaginare, nemmeno io sono un amante del Carnevale anche se da ragazzo mi sono travestito e anche divertito.
      A presto!

  2. Non so bene perché, ma non ho mai amato il Carnevale: a me mette tristezza, contrariamente alla natura di questa festa. Invece amo molto, come puoi ben immaginare, il periodo quaresimale: nella tradizione studiare la conseguenzialità di una ricorrenza rispetto all’altra è importante per capire il fondamento del cammino verso la spiritualità e la Pasqua di resurrezione. Ma cosa vuoi spiegare a chi considera già il Natale come una debordante manifestazione di superficialità, la bellezza di scoprire l’equilibrio e il vero significato delle tradizioni? Seee, vabbè!

    1. È vero, spesso è tempo perso… ma non perdo mai la speranza di suscitare qualche domanda attraverso gli argomenti che affronto in questo blog e una conseguente crescita spirituale. Posso dire di aver trovato qui delle persone che mi hanno dato grandi soddisfazioni! Se uno continua a buttare semi qualche fiore nasce sempre! 😉
      A presto.

  3. Penso che sia proprio giusto festeggiare il carnevale ma come dici tu con la consapevolezza della riflessione successiva della quaresima. Con mia figlia avevo ripreso queste cose ma poi mi ha detto che non riesce a credere più e così cerco di restare coerente con me stessa. Lasciando la libertà a mia figlia di riflettere su ciò che sceglie. Vedremo … bella vita non si sa mai. Serena giornata

    1. Ovviamente certe cose non si possono imporre, l’importante è mantenere alta la comunicazione, magari cercando di trovare un senso in ciò che si fa!
      Ciao, a presto.

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