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Clitocybe nebularis – Fungo della Nebbia, Nebbiolo

Funghi Velenosi

Clitocybe nebularis, Fungo della Nebbia

Fungo velenoso
Velenoso

Il Clitocybe nebularis, anche noto come fungo della nebbia o nebbiolo, ha una storia un po’ controversa per quanto riguarda la sua commestibilità. Per anni è stato uno dei funghi più consumati in Italia ma ora gli ultimi studi hanno dimostrato con certezza la sua tossicità.

Clitocybe nebularis - Fungo della nebbia

Il nome Clitocybe nebularis deriva dal termine greco klitos che significa pendìo e dalla parola kúbe che significa testa. In pratica la traduzione è “dalla testa inclinata” a causa della forma del suo cappello. Il termine nebularis invece deriva dal latino nebula che significa nebbia. Questo termine fa riferimento al colore grigiastro del cappello.

Il Clitocybe nebularis ha un cappello che può raggiungere i 18 cm di diametro. Negli esemplari giovani la forma è convessa per poi appiattirsi quando maturo. Il colore va dal bianco sporco al grigiastro. Le lamelle sono fitte e decorrenti. Il loro colore è biancastro negli esemplari giovani e giallognolo nei funghi adulti.

Il gambo del fungo della nebbia è robusto e pieno all’inizio, per poi diventare cavo in età avanzata. Il colore è biancastro, a volte con sfumature grigie. La sua lunghezza va dai 3 ai 10 cm, con un diametro massimo di 4 cm.

La carne è bianca e soda nei funghi giovani, in seguito diventa molle. Ha un odore forte ed intenso che negli esemplari vecchi risulta sgradevole. Il sapore è delicato ma diventa un po’ acre quando il fungo invecchia.

Habitat

Il fungo Clitocybe nebularis vive gregario nei boschi di conifere e di latifoglie. Lo si può trovare disposto in lunghe file oppure in grandi gruppi. Fa la sua comparsa nei boschi da settembre fino a novembre. Si trova in prevalenza nel centro Italia e nel settentrione.

Commestibilità

Come accennato in precedenza, il fungo della nebbia per molti anni è stato un fungo molto consumato in Italia. Malgrado la sua tossicità sia stata dimostrata in modo inconfutabile, in alcune zone d’Italia viene ancora regolarmente consumato. Nei vecchi libri di micologia questa specie viene classificata come commestibile ma la sua commercializzazione è vietata ormai da tempo.

Il Clitocybe nebularis contiene una tossina che è stata scoperta solo di recente, la Nebularina. Questo composto tossico pare avere blande proprietà mutagene che però non rappresentano un rischio per la salute umana. Il vero rischio è rappresentato dalle altre tossine presenti nel fungo, alcune termolabili ed altre termostabili. Le prime vengono disattivate dalle alte temperature mentre le seconde non vengono metabolizzate dal nostro organismo.

In caso di un consumo eccessivo e protratto nel tempo, le tossine termostabili si accumulano nel fegato. Le conseguenze  di questo accumulo di tossine sono le intossicazioni di tipo neurologico e gastrointestinale.

Clitocybe nebularis - Fungo della nebbia

Photo Credit: gailhampshire @Flickr

Vi sono molte testimonianza che riferiscono che i vapori emanati durante la cottura provocano forti mal di testa e nausee. Questi sintomi potrebbero essere causati dall’evaporazione delle tossine termolabili. Oltre a questo, il Clitocybe nebularis ospita spesso sul cappello un altro fungo parassita il cui micelio risulta essere tossico, il Volvariella surrecta.

Specie Simili

Il fungo nebbiolo può essere confuso con il più velenoso Entoloma lividum con cui condivide lo stesso habitat. I 2 funghi si possono distinguere per il colore delle lamelle negli esemplari adulti. Nel Clitocybe nebularis queste sono giallognole mentre nell’ E. Lividum le lamelle sono rosa.

Il problema della loro distinzione in questo caso però non sussiste in quanto, essendo entrambi velenosi, non vanno raccolti.

Clitocybe nebularis – Fungo della Nebbia, Nebbiolo

Attenzione:

La classificazione dei funghi e della loro relativa commestibilità vanno affidate a micologi esperti o al personale specializzato degli enti sanitari competenti. Informazioni errate o atteggiamenti superficiali in merito potrebbero arrecare gravi danni da intossicazione o avvelenamenti anche mortali. Non consumare funghi se non si ha l’assoluta certezza della loro commestibilità.

Le immagini riportate sul sito www.mr-loto.it sono puramente indicative, si tenga presente che gli stessi funghi da un anno all’altro o da un luogo ad un altro possono presentarsi sotto forme e sfumature di colori leggermente diverse.